Parole di vita

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Capitolo 9: La perla

Il Salvatore paragonò le benedizioni dell’amore che redime ad una perla preziosa ed illustrò questa lezione con la parabola del mercante alla ricerca di belle perle il quale “trovata una perla di gran prezzo, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata”. Questa perla di gran prezzo è Cristo stesso in cui dimora tutta la gloria del Padre e la pienezza della divinità. Egli è lo splendore della gloria del Padre, l’immagine espressa della sua persona, la gloria degli attributi di Dio manifesta nel suo carattere. Ogni pagina delle Sacre Scritture brilla della sua luce. La giustizia di Cristo, simile a una perla bianca e pura, non ha alcun difetto né macchia e nessuna opera umana potrà migliorare il grande e prezioso dono divino, un dono perfetto. In Cristo “tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti”. Colossesi 2:3. “Cristo Gesù... ci è stato fatto da Dio sapienza e giustizia, e santificazione, e redenzione”. 1 Corinzi 1:30. In Cristo si trova tutto quel che può soddisfare i bisogni e l’anelito dell’anima umana per questo mondo e per quello avvenire. Il nostro Salvatore è la perla così preziosa che in confronto tutto il resto si può ritenere una perdita. PV 72.1

Cristo “è venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto”. Giovanni 1:11. La luce divina ha illuminato le tenebre del mondo, ma “le tenebre non l’hanno ricevuta”. Giovanni 1:5. Nondimeno non tutti sono rimasti indifferenti al dono del cielo: il mercante della parabola rappresenta una classe di persone sinceramente desiderose della verità. Fra i vari popoli ci sono state persone zelanti e riflessive che si sono dedicate alla ricerca, nel campo letterario, scientifico e religioso del mondo pagano, di ciò che ritenevano il tesoro dell’anima. Anche fra gli Ebrei c’era chi cercava ciò che non aveva: insoddisfatto di una religione formale bramava una fede spirituale e sublime. I discepoli eletti da Gesù rientravano in quest’ultima classe, Cornelio e l’eunuco etiope nella prima. Desideravano vivamente e imploravano, in orazione, la luce celeste, e quando Cristo fu loro rivelato lo accettarono con gioia. PV 72.2

La perla della parabola non è un dono, anzi il mercante la comprò al prezzo di tutti i suoi averi. Molti si chiedono quale conclusione bisogna trarre dal momento che le Scritture rappresentano Cristo come un dono. È un dono, ma solo per quanti danno a lui senza riserve corpo, anima e spirito. Dobbiamo abbandonarci a Cristo per vivere una vita di volenterosa obbedienza a tutte le sue richieste. Tutto ciò che siamo, ogni talento e capacità che possediamo, sono del Signore e vanno consacrati al suo servizio. Quando ci daremo totalmente a lui in questo modo, Egli sì darà a noi e otterremo la perla di gran prezzo. PV 73.1

La salvezza è un dono gratuito, eppure bisogna comprano e venderlo. Al mercato della misericordia divina la perla preziosa si può acquistare senza far prezzo e senza denaro. In questo mercato chiunque può ottenere i beni celesti. Il tesoro dei gioielli della verità è aperto a tutti: “Ecco,” dichiara il Signore, “io ti ho posta dinanzi una porta aperta che nessuno può chiudere”. Nessuna sentinella armata di spada sbarra la strada a chi voglia attraversare questa porta, anzi si sentono voci dall’interno esclamare: Vieni! La voce stessa del Salvatore ci invita con fervore e affettuosamente: “Io ti consiglio di comprare da me dell’oro affinato col fuoco, affinché tu arricchisca”. Apocalisse 3:8, 18. PV 73.2

L’Evangelo di Cristo è una benedizione che chiunque può ricevere: possono acquistare la salvezza i più poveri come i più ricchi, ma non al prezzo di tutte le ricchezze di questo mondo, bensì obbedendo volontariamente, dandosi a Cristo come un bene da lui comprato. L’educazione, anche del massimo livello, non è in grado di avvicinare l’uomo a Dio. I Farisei, che godevano ogni vantaggio temporale e spirituale, dicevano con orgoglio tracotante: Noi siamo ricchi e ci siamo arricchiti e non abbiamo bisogno di nulla. E invece erano miserabili e poveri e ciechi e nudi. Cfr. Apocalisse 3:17. Cristo offrì la perla dì gran prezzo ma essi la respinsero, perciò Egli sentenziò: “I pubblicani e le meretrici vanno innanzi a voi nel regno di Dio”. Matteo 21:31. PV 73.3

Non possiamo, è vero, guadagnarci la salvezza, ma dobbiamo cercarla con vivo interesse e perseveranza, come se fossimo pronti ad abbandonare tutto al mondo per amor suo. PV 73.4

Dobbiamo cercare la perla di gran prezzo, ma non nei mercati di questo mondo né secondo criteri terreni, e il prezzo che dobbiamo pagare non è in oro o argento perché tutto è suo. Abbandonate l’idea che i vantaggi temporali o religiosi vi assicureranno la salvezza! Dio esige da voi un’obbedienza volontaria e vi chiede di abbandonare i vostri peccati. “A chi vince”, dichiara Cristo, “io darò di seder meco sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi son posto a sedere col Padre mio sul suo trono”. Apocalisse 3:21. PV 74.1

Esistono persone che sembrano cercare continuamente la perla celeste, ma che non rinunciano completamente alle loro cattive abitudini, non sottomettono il proprio io affinché Cristo viva in loro;ecco perché non trovano la perla preziosa! Non hanno vinto le loro malsane ambizioni e il loro amore per la mondanità, non prendono su di sé la croce seguendo Cristo sul sentiero della rinuncia e del sacrificio. Quasi cristiani sembrano vicini al regno dei cieli ma non riescono ad entrare; quasi salvati, ma non completamente, significa essere completamente perduti. PV 74.2

La parabola del mercante che cerca belle perle ha un duplice significato, riferibile non solo agli uomini che cercano il regno di Dio, ma anche a Cristo che ricerca la sua eredità perduta. Cristo, il divino mercante alla ricerca di belle perle, ha scoperto nell’umanità perduta la perla di gran prezzo e nell’uomo, macchiato e corrotto dal peccato, ha scorto una possibilità di salvezza. I cuori che hanno costituito il campo di battaglia nel conflitto contro Satana e che sono stati salvati dalla potenza dell’amore, sono per il Redentore più preziosi degli altri che non hanno mai peccato. Dio ha considerato l’umanità non vile ed inutile, ma l’ha guardata attraverso Cristo, vedendola come potrebbe divenire attraverso l’amore redentore. Egli ha raccolto tutte le ricchezze dell’universo e le ha date per comprare questa perla. E una volta trovata, la incastona nuovamente nel suo diadema: “Poiché saranno come pietre d’un diadema, che rifulgeranno sulla sua terra”. Zaccaria 9:16. “Essi saranno, nel giorno ch’io preparo, saranno la mia proprietà particolare, dice l’Eterno degli eserciti”. Malachia 3:17. PV 74.3

Ma il tema sul quale dobbiamo meditare di più è Cristo, la perla preziosa, ed il privilegio che abbiamo di possedere questo tesoro celeste. E lo Spirito Santo che rivela agli uomini il valore di questa perla di gran prezzo, ed il momento in cui si manifesta la sua potenza è, in modo particolare, quando questo dono celeste si cerca e si trova. Ai giorni di Cristo molti udivano il Vangelo, ma la loro mente era ottenebrata dai falsi insegnamenti e non seppero riconoscere l’inviato di Dio nell’umile Maestro galileo. Ma dopo l’ascensione di Cristo l’effusione dello Spirito Santo segnalò il suo insediamento nell’ufficio di mediazione, nel giorno della Pentecoste lo Spirito fu dato ed i testimoni di Cristo proclamarono la potenza del Salvatore risorto. La luce celeste penetrò lo spirito ottenebrato di quanti erano stati irretiti dai nemici di Cristo che ora lo videro esaltato alla posizione di “Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele e remissione dei peccati”. Atti 5:31. Lo videro circondato della gloria celeste, con le mani piene di tesori inestimabili da dispensare a chiunque abbandonasse la via della disubbidienza. Quando gli apostoli annunciarono la gloria dell’Unigenito del Padre, tremila anime si convinsero, riconobbero lo stato di peccato e di corruzione in cui si trovavano e riconobbero in Cristo il loro amico e Redentore. Grazie alla potenza dello Spirito Santo che dimorava sugli uomini, Cristo fu esaltato e glorificato. Per fede questi credenti videro in lui colui che aveva subito umiliazioni, sofferenza e morte affinché loro non perissero ma ricevessero la vita eterna. La rivelazione di Cristo da parte dello Spirito gli permise di cogliere la sua potenza e la sua maestà, cosicché essi, tendendo le mani a Gesù in fede, poterono esclamare: “Crediamo”. PV 75.1

Poi la buona notizia del Salvatore risorto fu proclamata fino agli estremi confini del mondo abitato e la chiesa vide accorrere una folla di convertiti da tutte le parti. I credenti si convertivano di nuovo ed i peccatori si associavano ai cristiani nella ricerca della perla di gran prezzo. Si adempiva la profezia: “E colui che fra loro vacilla, sarà in quel giorno come Davide e la casa di Davide sarà come Dio, come l’angelo dell’Eterno davanti a loro”. Zaccaria 12:8. Ogni cristiano vedeva nel fratello una bontà ed un amore simili a quelli divini, erano tutti animati dal rnedesimo interesse, un unico obiettivo prevaleva sugli altri, erano tutti un cuore ed un’anima e la sola ambizione dei credenti era di rivelare la somiglianza col carattere di Cristo e di operare per la diffusione del suo regno: “E la moltitudine di coloro che avevano creduto, era d’un sol cuore e d’un’anima sola... E gli apostoli con gran potenza rendevan testimonianza della risurrezione del Signor Gesù; e gran grazia era sopra tutti loro”. Atti 4:32, 33. “E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvazione”. Atti 2:47. Lo Spirito di Cristo animava tutta la chiesa perché ognuno aveva trovato la perla di gran prezzo. PV 75.2

Queste scene si ripeteranno con maggior potenza. L’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste costituì la prima pioggia, ma l’ultima pioggia sarà ancora più abbondante. Lo Spirito divino attende che lo supplichiamo e accettiamo. Cristo deve essere nuovamente rivelato nella sua pienezza dalla potenza dello Spirito Santo. Gli uomini riconosceranno il valore della perla preziosa, esclamando con l’apostolo Paolo: “Ma le cose che m’eran guadagni, io le ho reputate danno a cagion di Cristo. Anzi, a dir vero, io reputo anche ogni cosa essere un danno di fronte alla eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore”. Filippesi 3:7, 8. PV 76.1