Profeti e re

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Capitolo 18: Eliseo risana le acque del Giordano

Ai tempi dei patriarchi, la valle del Giordano “...era una valle tutta irrigata... come il giardino del Signore”. Fu in questa bella pianura che Lot scelse di stabilire la sua residenza quando “...si spinse fino a Sodoma”. Genesi 13:10, 12. PR 127.1

Quando le città della pianura furono distrutte, la regione circostante diventò un luogo desolato e da allora fece parte del deserto di Giuda. PR 127.2

Però una regione di quella bella valle rimase, con le sue sorgenti e i suoi corsi d’acqua, a rallegrare il cuore dell’uomo. È in questa pianura ricca di campi di cereali, palme, frutteti che si accamparono gli eserciti di Israele dopo aver attraversato il Giordano. È là che per la prima volta, gli israeliti mangiarono i frutti della terra promessa. Davanti a loro si innalzavano le mura di Gerico, fortezza pagana, centro del culto di Asera, che esprimeva nelle forme più abbiette e degradanti l’idolatria cananea. Le mura di questa città furono distrutte e gli abitanti uccisi. In quel momento davanti a tutto Israele venne formulata la solenne dichiarazione: “Il Signore maledica chi vorrà far risorgere Gerico dalle sue rovine! La posa delle fondamenta gli costerà la vita del primogenito, la costruzione delle porte quella del figlio più giovane”. Giosuè 6:26. PR 127.3

Cinque secoli dopo questo luogo era ancora desolato, maledetto da Dio. Anche i corsi d’acqua che avevano le loro sorgenti in questa parte della pianura erano stati colpiti da questa maledizione. Ma all’epoca dell’apostasia di Acab, quando fu ripristinato il culto di Asera su iniziativa di Gezabele, Gerico, antico centro di questo culto, fu ricostruita nonostante il terribile prezzo che dovettero pagare i costruttori. Il racconto sacro ci dice: “In quel tempo un certo Chiel, di Betel, ricostruì la città di Gerico. Si realizzò la minaccia che il Signore aveva pronunziato per mezzo di Giosuè, figlio di Nun: quando gettò le fondamenta della città, Chiel perse il suo primogenito Abiram e, quando costruì le porte, perse il suo ultimogenito Segub”. 1 Re 16:34. PR 127.4

Non lontano da Gerico, in mezzo a verdeggianti boschi, vi era una scuola di profeti in cui si recò Eliseo, dopo l’ascensione di Elia. Durante la sua visita gli uomini della città andarono dal profeta e gli dissero: “...Come avrai visto anche tu, signore, non si starebbe poi tanto male in questa città; solo che l’acqua è cattiva e la nostra terra è senza vita”. Infatti la sorgente un tempo pura che dava vita e forniva acqua alla città e al territorio circostante, ora non era più potabile. In risposta a questa richiesta degli uomini di Gerico, Eliseo disse: “...Portatemi una scodella nuova, piena di sale. Gli portarono la scodella. Eliseo andò alla sorgente dell’acqua, vi versò il sale e pronunziò queste parole: ‘Il Signore dice: Io rendo pura quest’acqua; non procurerà più né morte né sterilità’”. 2 Re 2:19-21. PR 127.5

Il risanamento delle acque di Gerico non fu il risultato della sapienza o della potenza dell’uomo ma del miracoloso intervento di Dio. Coloro che avevano ricostruito la città non erano degni del favore del cielo; però colui che fa levare il sole sopra i malvagi e i buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (cfr. Matteo 5:45) ritenne opportuno, in questa circostanza, rivelare con questo miracolo, segno della sua compassione, il desiderio di guarire Israele dai suoi mali spirituali. PR 128.1

La purificazione fu definitiva. Come aveva detto Eliseo: “Quell’acqua divenne pura e lo è ancora oggi”. 2 Re 2:22. Sono secoli che continua a scorrere rendendo quella parte della valle una vera oasi di bellezza. PR 128.2

Molte sono le lezioni spirituali che possono essere tratte dal racconto del risanamento delle acque. La scodella nuova, il sale e la sorgente sono tutti elementi altamente simbolici. PR 128.3

Nel gettare il sale nella sorgente amara Eliseo insegnò la stessa lezione impartita secoli dopo dal Salvatore ai suoi discepoli, quando dichiarò: “Voi siete il sale della terra”. Il sale gettato nella sorgente inquinata purificò l’acqua e portò vita e benedizione dove prima vi erano state desolazione e morte. Quando Dio paragona i suoi figli al sale, desidera insegnare loro che, quando diventano i beneficiari della sua grazia, contribuiscono alla salvezza degli uomini. PR 128.4

L’obiettivo di Dio, scegliendo un popolo speciale, non era soltanto quello di adottare dei figli, ma di utilizzarli per trasmettere agli altri la grazia che dona la salvezza. Quando il Signore scelse Abramo non era semplicemente per trovare un amico fedele ma per trasmettere, grazie a lui, quelle benedizioni di cui avrebbero potuto godere altri popoli. Il mondo ha bisogno di prove concrete di un cristianesimo autentico. Il veleno del peccato agisce all’interno della società. Città e villaggi sono sommersi dal vizio e dalla corruzione. Le malattie, la sofferenza e l’ingiustizia regnano ovunque. Dappertutto vi sono esseri umani vittime dalla povertà, della disperazione, oppressi dal senso di colpa, che muoiono per mancanza di un influsso positivo. Conoscono il messaggio del Vangelo e nonostante ciò muoiono perché l’esempio di coloro che dovrebbero comunicare “un odore di vita a vita” trasmette loro soltanto la morte. Il loro spirito è pervaso dall’amarezza perché le fonti da cui dovrebbero sgorgare le acque della vita eterna sono avvelenate. PR 128.5

Il sale va mescolato con la sostanza alla quale si unisce: deve penetrare per poterla conservare. Nello stesso modo un contatto personale è indispensabile perché gli uomini possano essere raggiunti dal potere salvifico del Vangelo. Non si è salvati collettivamente, ma individualmente. PR 129.1

L’influsso personale è una vera forza; esprimerlo correttamente significa collaborare con il Cristo, salvare gli uomini che egli ha salvato, trasmettere giusti princìpi, frenare la corruzione che dilaga nella società. Significa anche diffondere quella grazia che solo Cristo può donare, purificare e affinare la vita e il carattere del prossimo offrendo un esempio irreprensibile: una fede e un amore sincero. PR 129.2

A proposito della sorgente inquinata di Gerico il Signore dichiarò: “Io rendo pura quest’acqua: non procurerà più né morte né sterilità”. La fonte inquinata rappresenta l’anima separata da Dio. Il peccato non soltanto allontana da Dio ma distrugge nell’essere umano il desiderio e la capacità di conoscerlo. Crea disordine nell’organismo, turba lo spirito, perverte l’immaginazione e degrada le facoltà dell’essere. Non si riesce più a individuare quale sia la vera religione e la santità; la potenza divina non può compiere un’opera di trasformazione del carattere; l’uomo è debole, sprovvisto di forze morali per lottare contro il male. Si perverte e si avvilisce. PR 129.3

Per il cuore rigenerato, invece, tutto cambia. La trasformazione del carattere è la prova della presenza di Cristo in noi. Lo Spirito di Dio produce nell’anima una nuova vita facendo sì che i pensieri e i desideri siano in armonia con la volontà di Cristo, mentre l’uomo interiore è rinnovato a immagine di Dio. I deboli e gli sbandati sono la dimostrazione che la potenza rigeneratrice della grazia divina può sviluppare armoniosamente un carattere che prima era imperfetto e renderlo esemplare. Il cuore che riceve la Parola di Dio non è come uno stagno che inaridisce, né come una cisterna crepata che perde le sue preziose acque. È simile al ruscello di montagna, alimentato da sorgenti perenni, le cui acque limpide e fresche rianimano coloro che hanno sete e sono affaticati e aggravati. È come un fiume che scorre costantemente e man mano che avanza si fa sempre più profondo e largo fino a che le sue acque, apportatrici di vita, si diffondono su tutta la terra. I ruscelli scorrendo apportano freschezza e fertilità. Sulle rive l’erba è di un verde intenso, gli alberi hanno una chioma esuberante e i fiori abbondano. Quando il sole cocente dell’estate secca e crepa il suolo, una linea verde segna i corsi d’acqua. PR 129.4

La stessa cosa accade al vero figlio di Dio. La religione di Cristo agisce come un principio tonificante che infonde un’energia spirituale attiva. PR 130.1

Quando coloro che sono stati purificati e santificati dalla conoscenza delle verità bibliche si impegnano con entusiasmo per salvare gli uomini, sono realmente un “odore di vita a vita”. E mentre, giorno dopo giorno, si disseteranno alla fonte inesauribile della grazia e della conoscenza, si renderanno conto che i loro cuori sono ricolmi dello spirito del loro Maestro e che, grazie al loro impegno altruistico, molti otterrano un beneficio fisico, mentale e spirituale. Gli stanchi saranno rianimati, i malati ritroveranno la salute e gli oppressi saranno liberati dal peso del peccato. Perfino nei paesi più lontani si odono parole di ringraziamento pronunciate da coloro che hanno abbandonato il peccato per mettersi al servizio della giustizia. PR 130.2

“Date e vi sarà dato” (Luca 6:38, Luzzi), perché la Parola di Dio è “...una sorgente di giardino, fontana di acque vive, ruscello che scende dai monti del Libano”. Cantico dei Cantici 4:15. PR 130.3