Profeti e re

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Capitolo 17: Il profeta Eliseo

Dio aveva ordinato a Elia di ungere un altro profeta al suo posto: “...consacra come profeta al posto tuo Eliseo, figlio di Safat, originario di Abel-Mecola”. 1 Re 19:16. Ubbidendo a quest’ordine il profeta partì per cercare Eliseo. Dirigendosi verso nord notò quanto fosse cambiato il paesaggio dopo così poco tempo. Si ricordava il suolo riarso, i campi non lavorati perché per tre anni e mezzo non era caduta né rugiada né pioggia. Ora invece la vegetazione stava spuntando ovunque come se volesse riscattare il periodo di siccità e di carestia. PR 120.1

Il padre di Eliseo era un ricco proprietario terriero. I membri della sua famiglia facevano parte di coloro che non si erano inginocchiati davanti a Baal nel momento in cui l’apostasia era diffusa in tutto il paese. Essi onoravano il Signore e ubbidivano fedelmente ai comandamenti divini, che seguivano come unica regola di condotta. È in questa atmosfera che Eliseo visse i suoi primi anni. Nella tranquillità della vita agreste imparò i princìpi divini e quelli della natura sottoponendosi alla dura disciplina del lavoro. Si abituò alla semplicità, all’ubbidienza ai genitori e al Signore e ciò gli permise di assumere in seguito maggiori responsabilità. PR 120.2

La chiamata profetica giunse a Eliseo mentre con i servi di suo padre stava arando un campo. Egli svolgeva l’attività che gli era più congeniale. Il futuro profeta aveva sia le capacità di un capo sia l’umiltà di un servo. Di natura quieta e affabile, sapeva anche essere energico e deciso. Possedeva integrità, fedeltà unite all’amore e al timore di Dio. Nell’ambito del lavoro quotidiano acquisì fermezza di propositi, nobiltà di carattere e crebbe continuamente nella grazia e nella conoscenza. Pur collaborando col padre, imparava anche a collaborare con Dio. PR 120.3

Tramite la fedeltà nelle piccole cose, Eliseo si stava preparando ad assumere compiti importanti. Ogni giorno acquisiva l’esperienza indispensabile per un’opera più vasta e più nobile. Imparava a servire, e servendo a istruire e a guidare gli altri. La lezione vale per tutti. Nessuno conosce le intenzioni di Dio riguardo alla disciplina che ci impone, tutti però possono essere certi che la fedeltà nelle piccole cose sarà la prova della capacità ad assumere responsabilità maggiori. PR 120.4

Il carattere si rivela in ogni atto della vita quotidiana; soltanto a chi si comporta “...come un lavoratore che non deve vergognarsi del suo lavoro...” (2 Timoteo 2:15) il Signore affiderà un nobile incarico. Colui che ritiene che il compimento dei piccoli doveri quotidiani non abbia importanza non è degno di occuparsi di maggiori responsabilità. Può considerarsi sufficientemente competente per gestire incarichi più importanti, ma Dio giudica diversamente, non valuta la situazione con superficialità. Dio si rivolgerà a lui in questi termini: “Sei stato pesato e sei stato trovato mancante”. La sua infedeltà si ritorce contro di lui; non riceve né la grazia, né la forza, né la fermezza che il Signore accorda a coloro che si sottomettono completamente alla sua volontà. PR 121.1

Non essendo impegnati in attività religiose, molti ritengono che la loro vita sia inutile e che non stiano facendo nulla per l’avanzamento del regno di Dio: con quanta gioia si impegnerebbero in un compito veramente importante! Però, siccome possono solo adempiere compiti secondari, si sentono autorizzati a non fare nulla. Naturalmente si sbagliano: si è attivi al servizio di Dio quando si è impegnati nei comuni doveri di ogni giorno, ad esempio abbattendo alberi, dissodando il terreno o spingendo l’aratro. La madre che educa i suoi figli per Cristo svolge un lavoro importante quanto quello del pastore sul pulpito. PR 121.2

Alcuni cristiani vorrebbero possedere dei doni speciali per compiere un’opera di particolare rilevanza, ma in questo modo perdono di vista i doveri della vita quotidiana che, se compiuti fedelmente, darebbero significato alla loro esistenza. Essi dovrebbero adempiere coscienziosamente, ogni giorno, il loro dovere. Inoltre è importante che sappiano accontentarsi e interessarsi sinceramente al bene del prossimo. Si può trovare la perfezione anche nelle responsabilità più umili. Gli incarichi più banali, assolti con amore, sono i più belli agli occhi di Dio. PR 121.3

Quando Elia, guidato da Dio nella ricerca di un successore, giunse al campo dove Eliseo stava arando, gettò sulle spalle del giovane il suo mantello di profeta. Durante la carestia, la famiglia di Safat era stata informata dell’opera e della missione di Elia e ora lo Spirito di Dio operava nel cuore di Eliseo facendogli capire il significato del gesto del profeta. Per lui rappresentava il segno che Dio lo chiamava per essere il successore di Elia. “Eliseo lasciò i buoi, corse dietro a Elia e gli disse: “Vorrei andare a salutare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. “Va’ pure, ma torna di nuovo! Sai quello che ho fatto di te!” rispose Elia”. 1 Re 19:20. Non si trattava di un rifiuto ma di una prova per la sua fede. Eliseo doveva valutare l’importanza della chiamata e doveva essere lui, personalmente, ad accettare o respingere l’invito. Se desiderava rimanere legato alla casa paterna e ai vantaggi che ne derivavano era libero di rifiutare. Ma Eliseo capì il significato dell’appello; sapeva che proveniva da Dio e perciò non esitò a ubbidire. Nessun vantaggio materiale gli avrebbe fatto perdere l’opportunità di diventare il messaggero del Signore e il collaboratore del profeta. Egli, infatti, “uccise un paio di buoi e li offerse in sacrificio; usò la legna del giogo per cuocere la carne e fece un pranzo a quelli che erano con lui. Poi partì e seguì Elia come suo aiutante”. 1 Re 19:21. Senza esitazione lasciò la famiglia dove era amato per accompagnare il profeta nella sua vita avventurosa. PR 121.4

Se Eliseo avesse chiesto a Elia ciò che si aspettava da lui, quale sarebbe stato il suo incarico, il profeta gli avrebbe risposto: “Dio lo sa. Te lo dirà. Se hai fiducia in lui, risponderà a tutte le tue domande. Se sei convinto che ti ha chiamato, puoi seguirmi. Ma sappi che il Maestro è vicino a me ed è la sua voce che hai sentito. Se, per guadagnare il cielo tu consideri tutto il resto come polvere, allora vieni!” PR 122.1

Analoga alla chiamata di Eliseo fu la risposta di Gesù al giovane ricco che gli chiedeva: “... “Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” E Gesù gli rispose: ‘Per essere perfetto, vai a vendere tutto quello che hai, e i soldi che ricavi dalli ai poveri. Allora avrai un tesoro in cielo. Poi, vieni e seguimi’”. Matteo 19:16, 21. PR 122.2

Eliseo accettò la chiamata al servizio senza gettare uno sguardo indietro ai piaceri e alle comodità che si accingeva a lasciare. Il giovane ricco, invece, quando udì le parole del Salvatore “...se ne andò via con la faccia triste, perché era molto ricco”. Matteo 19:22. Egli non era disposto a questo sacrificio; il suo amore per i beni che possedeva era maggiore di quello per Dio. Rifiutando di lasciare tutto per Cristo, dimostrò di essere indegno di servirlo. PR 122.3

L’invito a sacrificare tutto per il servizio è rivolto anche a noi. Non ci viene chiesto di servire come Eliseo, né di vendere tutti i nostri beni, ma di offrire al Signore il primo posto nella nostra vita e non sprecare quindi nessuna occasione per fare qualcosa per lo sviluppo della sua opera. Non siamo chiamati tutti a compiere lo stesso lavoro. Uno forse dovrà partire per un paese straniero, l’altro sarà chiamato a sostenere finanziariamente l’opera di evangelizzazione. Ma il Signore accetta il dono di ognuno. Ciò che conta è la consacrazione della nostra vita e di tutto ciò che essa implica. Coloro che desiderano realizzare questo obiettivo sentiranno l’appello divino e risponderanno positivamente. A tutti i destinatari della sua grazia Dio assegna un compito in favore degli altri. Come Isaia dovremmo dire individualmente: “Eccomi, manda me!” Che un uomo sia medico o ministro della parola, commerciante o agricoltore, professionista o meccanico, a ognuno è affidata la responsabilità di comunicare agli altri il messaggio della salvezza. Qualsiasi compito ci venga affidato deve essere un mezzo per raggiungere questo fine. PR 122.4

Inizialmente a Eliseo non furono affidati incarichi importanti; la sua formazione lo rendeva disponibile anche a svolgere attività molto semplici come quella di versare l’acqua sulle mani di Elia, il suo maestro. Eliseo era disposto a fare qualunque cosa gli venisse richiesta dal Signore e imparava così lezioni di servizio nell’umiltà. Come assistente personale del profeta continuò a dimostrare fedeltà nelle piccole cose preparandosi all’importante missione assegnatagli da Dio. PR 123.1

Dopo essersi unito a Elia, Eliseo non fu immune da tentazioni. Non gli mancarono le prove, ma in ogni circostanza confidò in Dio. Pensava con nostalgia a tutto ciò che aveva lasciato partendo da casa ma non si lasciò coinvolgere da questa tentazione. Avendo messa la mano all’aratro era deciso a non volgersi indietro e nonostante le prove e le difficoltà seppe dimostrarsi fedele alla missione ricevuta. PR 123.2

L’opera del ministero non si limita alla predicazione della parola: significa preparare giovani, come Elia fece con Eliseo, strapparli ai loro compiti ordinari e assegnare loro responsabilità nell’opera di Dio. Inizialmente queste saranno piccole, ma poi sempre maggiori nella misura in cui essi acquisteranno forza ed esperienza. PR 123.3

Nell’opera della diffusione del messaggio evangelico uomini ricchi di fede e dediti alla preghiera possono affermare: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo veduto con gli occhi nostri, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della Parola della vita... quello dico che abbiamo veduto e udito, noi l’annunziamo anche a voi...”. 1 Giovanni 1:1, 3 (Luzzi). I giovani collaboratori di Dio, privi di esperienza, devono essere orientati a lavorare con questi uomini. Impareranno così come adempiere le proprie responsabilità. PR 123.4

Coloro che si occupano della preparazione dei giovani svolgono un nobile lavoro e il Signore stesso collaborerà con loro. I giovani ai quali è stato rivolto l’appello alla consacrazione e che hanno il privilegio di collaborare con pastori zelanti e fedeli dovrebbero approfittare al massimo di questa opportunità. Dio li ha onorati chiamandoli al suo servizio e offrendogli la possibilità di formarsi meglio per il loro compito futuro. Dovrebbero dimostrarsi umili, fedeli, ubbidienti e disposti al sacrificio. Sottomettendosi alla disciplina di Dio, attuando le sue direttive e scegliendo come consiglieri i suoi collaboratori di maggiore esperienza, si svilupperanno fino a diventare uomini giusti, animati da princìpi elevati e saldi ai quali Dio potrà affidare grandi responsabilità. PR 123.5

Se il messaggio del Vangelo verrà trasmesso fedelmente vedremo degli uomini lasciare i loro campi o le loro attività commerciali. Formati da uomini di Dio, ricchi di esperienza, impareranno a lavorare in modo efficace e saranno in grado di predicare la verità con potenza. Grazie all’azione meravigliosa della provvidenza divina molte difficoltà saranno eliminate. Il messaggio di Dio, che ha un così grande significato per gli abitanti della terra, sarà udito e capito. In questo modo gli uomini conosceranno la verità. L’opera di Dio progredirà fino a quando tutta la terra non sarà stata avvertita e allora verrà la fine. PR 123.6

Per vari anni, dopo la sua chiamata, Eliseo lavorò con Elia: in questo modo si preparava per il suo compito futuro. Tramite Elia il Signore aveva eliminato molte delle forme in cui si era manifestato il male. L’idolatria, favorita dal re Acab e dalla pagana Gezabele, si era diffusa in tutta la nazione, ma Elia aveva decretato la sua fine. I profeti di Baal erano stati uccisi e l’intero popolo di Israele era profondamente scosso. Molti erano ritornati al culto del vero Dio. Eliseo quale successore di Elia, doveva tentare, tramite un insegnamento metodico e paziente, di riportare Israele sulle vie di Dio. La sua collaborazione con Elia, il profeta più grande dopo Mosè, lo preparò per l’incarico che ben presto avrebbe dovuto compiere da solo. PR 124.1

Nell’arco di questo periodo di stretta collaborazione Elia fu spesso chiamato a condannare il peccato. Quando Acab si impossessò della vigna di Nabot fu Elia a profetizzare la rovina del re e della sua famiglia. Quando Acazia, dopo la morte di suo padre Acab, si allontanò dal Dio vivente per seguire Baal-Zebub, dio di Accaron, fu ancora Elia che protestò con forza. PR 124.2

Le scuole dei profeti, fondate da Samuele, erano scomparse durante gli anni dell’apostasia di Israele. Elia ristabilì queste scuole assicurando così ai giovani un’istruzione che li avrebbe portati a esaltare la legge perché fosse rispettata. Tre di queste scuole — una a Ghilgal, una a Betel e una a Gerico — sono citate nel racconto biblico. Poco prima che Elia venisse accolto in cielo, visitò con Eliseo questi centri culturali e ripeté le lezioni che aveva già impartito in occasione di precedenti visite. Parlò soprattutto del grande privilegio di restare fedeli al Signore. Inoltre parlò loro dell’importanza della semplicità che doveva caratterizzare ogni aspetto della loro educazione. Solo in questo modo sarebbero stati formati secondo il modello divino, pronti per lavorare per il Signore. PR 124.3

Elia si rallegrò dei risultati ottenuti tramite queste scuole. La riforma intrapresa non era ancora conclusa, ma in tutto il regno si poteva rilevare l’adempimento della parola del Signore: “Risparmierò settemila Israeliti, tutti quelli che non hanno piegato le ginocchia davanti al dio Baal e non hanno baciato la sua statua”. 1 Re 19:18. PR 124.4

Mentre Eliseo accompagnava il profeta nel suo giro d’ispezione di scuola in scuola, la sua fede e la sua decisione furono nuovamente messe alla prova. A Ghilgal e poi a Betel e a Gerico fu invitato dal profeta a tornare indietro. Egli infatti gli disse: “...Tu fermati qui: a me il Signore ha ordinato di andare a Betel”. Eliseo, però, quando aveva lavorato nei campi, aveva imparato a non fermarsi e a non scoraggiarsi. Ora che aveva messo mano all’aratro in un’altra direzione non intendeva lasciarsi distogliere dal suo obiettivo. Perciò non si sarebbe separato dal suo maestro fino a quando avesse avuto la possibilità di perfezionarsi per svolgere un servizio migliore. Elia non sapeva che la sua ascensione al cielo era stata annunciata agli allievi delle scuole dei profeti e in particolare a Eliseo. Profondamente rattristato il servitore dell’uomo di Dio non lo lasciava mai solo. Ogni volta che Elia gli rivolgeva l’invito ad andarsene rispondeva: “...Giuro davanti al Signore e davanti a te che non ti abbandonerò!...”. 2 Re 2:2. “...Elia ed Eliseo si fermarono in riva al Giordano... Elia prese il suo mantello, lo arrotolò e lo sbatté contro le acque del fiume, e le acque si divisero in due; così Elia ed Eliseo poterono raggiungere l’altra riva all’asciutto. Mentre attraversavano Elia chiese ad Eliseo: “Dimmi che cosa posso fare per te prima che il Signore mi porti via”...”. 2 Re 2:7-9. Eliseo non chiese onori, terreni o una posizione elevata fra i grandi di questo mondo. Quello che desiderava era una quantità ancora più abbondante dello Spirito che Dio aveva riversato così copiosamente sul profeta che stava per lasciarlo. Egli sapeva che solo lo Spirito dato a Elia poteva permettergli di assumere il ruolo affidatogli in Israele. Per cui chiese: “...Vorrei essere l’erede principale del tuo spirito di profeta...”. 2 Re 2:9. In risposta a questa richiesta Elia disse: “Non è poco!... Avrai quel che chiedi se riuscirai a vedermi mentre verrò portato via da te; altrimenti no”. 2 Re 2:10. Mentre continuavano a camminare e parlare, un carro di fuoco con cavalli di fuoco li separò l’uno dall’altro ed Elia salì in cielo in un turbine di vento. PR 124.5

Elia rappresenta i giusti ancora viventi sulla terra al secondo avvento di Cristo, che saranno “...trasformati in un istante, in un batter d’occhio, quando si sentirà l’ultimo suono di tromba” (1 Corinzi 15:51, 52) senza conoscere la morte. In quanto rappresentante di coloro che saranno così traslati, a Elia, verso la fine del ministero terreno di Cristo, fu permesso di stare con Mosè vicino al Salvatore sul monte della trasfigurazione. Nella persona di questi due uomini glorificati, i discepoli videro simbolicamente una rappresentazione del popolo dei redenti. Essi videro Gesù avvolto dalla luce del cielo e “...dalla nube si fece sentire una voce” (Luca 9:35) che lo riconosceva come Figlio di Dio. Essi considerarono Mosè rappresentante di coloro che risusciteranno al tempo del secondo avvento ed Elia di coloro che alla fine della storia del mondo saranno mutati da mortali a immortali e accolti in cielo senza vedere la morte. PR 125.1

Nel deserto, in preda alla solitudine e allo scoraggiamento Elia non voleva più vivere, desiderava morire. Ma il Signore nella sua misericordia non lo ascoltò. Il profeta aveva ancora una grande opera da compiere. Dopo aver adempiuto la sua missione non meritava di essere abbandonato, non avrebbe sperimentato la morte ma l’ascensione con gli angeli nella gloria celeste. PR 126.1

“Eliseo riuscì a vedere e gridò: “Elia, padre mio! Difesa e forza d’Israele”. Poi non lo vide più. Allora, per il dolore, strappò in due i suoi vestiti. Raccolse il mantello che era caduto a Elia, tornò indietro e si fermò in riva al Giordano. Prese il mantello d’Elia, lo sbatté contro le acque del fiume e invocò: “Signore Dio d’Elia, dove sei?” Poi, come aveva fatto Elia, colpì le acque ed esse si divisero in due: egli poté attraversare. Da lontano i profeti di Gerico lo videro e dissero: “Lo spirito profetico d’Elia è passato ad Eliseo”. Gli corsero incontro e s’inchinarono davanti a lui fino a terra”. 2 Re 2:12-15. PR 126.2

Quando il Signore ritiene che sia giunto il momento di rimuovere dal loro incarico coloro ai quali aveva dato sapienza, aiuta e fortifica i loro successori che si rivolgono a lui per ricevere aiuto e compiono la sua volontà. Essi potranno addirittura essere più saggi dei predecessori purché sappiano trarre profitto dalla loro esperienza e acquisire saggezza imparando dai loro errori. PR 126.3

Eliseo sostituirà quindi Elia. Colui che era stato fedele nelle piccole cose si sarebbe dimostrato fedele anche nelle grandi. PR 126.4