Profeti e re

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Introduzione — La vigna del Signore

Desiderando offrire a tutti i popoli della terra i doni migliori del cielo, Dio chiese ad Abramo di lasciare la sua patria e la casa paterna per andare ad abitare nel paese di Canaan. “Farò di te un popolo numeroso, una grande nazione. Il tuo nome diventerà famoso. Ti benedirò. Sarai fonte di benedizione”. Genesi 12:2. Dio onorò Abramo chiedendogli di essere il padre del popolo che per secoli sarebbe stato il depositario della verità, il popolo grazie al quale tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette dalla venuta del Messia promesso. PR 19.1

In quest’epoca gli uomini avevano quasi perso la nozione del vero Dio. L’idolatria aveva offuscato il loro spirito. Essi aveva sostituito la legge divina “santa, giusta e buona” (cfr. Romani 7:12) con altre disposizioni che assecondavano le loro tendenze crudeli ed egoiste. Ciononostante Dio, nella sua misericordia, non li annientò. Offrì loro l’opportunità di farsi conoscere tramite la sua chiesa. Decise che i principi rivelati al suo popolo avrebbero contribuito a restaurare in loro la sua immagine. PR 19.2

La legge divina doveva essere esaltata, la sua autorità confermata e venne affidato a Israele un grande e nobile compito. Il Signore lo distinse dagli altri popoli per attribuirgli una missione sacra. Ne fece il depositario della sua legge per diffondere la conoscenza del vero Dio. In questo modo la luce divina doveva risplendere in un mondo immerso nelle tenebre. La voce di Dio avrebbe esortato tutti i popoli ad abbandonare gli idoli e servire il Dio vivente. PR 19.3

“...hai usato la tua grande forza e la tua potenza per liberarlo dall’Egitto...”. Esodo 32:11. “Allora egli mandò il suo servo Mosè e Aronne, l’uomo che si era scelto. Essi ubbidirono alla sua parola. Contro gli Egiziani annunziarono prodigi, segni di Dio nella terra d’Egitto...”. Salmi 105:26, 27. “Con una minaccia prosciugò il mar Rosso, li fece camminare sul fondo come in un deserto”. Salmi 106:9. Egli li liberò dalla schiavitù per condurli in un paese fertile che sarebbe servito di rifugio per proteggerli dai loro nemici. Voleva condurli a lui per circondarli con il suo braccio potente ed eterno. Gli israeliti riconoscenti avrebbero esaltato e glorificato il suo nome. “Ma lui, il Signore, ha riservato per sé il popolo d’Israele, i discendenti di Giacobbe li ha fatti sua proprietà. Li trovò nel deserto, nella steppa piena d’urla selvagge: si prese cura di loro e li istruì, li protesse come fossero la pupilla dei suoi occhi. È stato come un’aquila che insegna ai piccoli il volo: vola sopra il nido, stende le sue ali, li aiuta e li sostiene. Il Signore li ha guidati da solo, non c’era con lui nessun altro dio!” Deuteronomio 32:9-12. In questo modo Dio chiamò a sé i suoi figli affinché potessero riposare accanto all’Onnipotente. Protetti dai pericoli che li minacciavano nelle loro peregrinazioni nel deserto, essi si insediarono infine nel paese della promessa, come nazione eletta. PR 19.4

Tramite una parabola il profeta Isaia ha descritto il ruolo che avrebbe avuto Israele come rappresentate di Dio. “Voglio cantare una storia: è il canto di un amico e della sua vigna. Il mio amico aveva una vigna su una fertile collina. L’aveva vangata e ripulita dai sassi; vi aveva piantato viti scelte, vi aveva costruito una torretta di guardia e scavato un pressoio per pigiare l’uva. Sperava che facesse dei bei grappoli ma la vigna produsse solo uva selvatica”. Isaia 5:1, 2. PR 20.1

Tramite Israele Dio intendeva benedire tutta l’umanità: “Anche il Signore dell’universo ha una vigna: Israele. Questa piantagione da lui preferita è il popolo di Giuda...”. Isaia 5:7. PR 20.2

Al popolo d’Israele sono stati affidati gli oracoli di Dio. I suoi componenti erano come circondati dai precetti della sua legge, principi eterni di verità e di purezza. L’ubbidienza a questi precetti doveva essere la loro salvaguardia, perché li avrebbero protetti dagli influssi devastanti del male. E come torre della vigna Dio pose al centro del terreno il suo tempio santo. PR 20.3

Il Cristo era il loro Maestro. Egli li aveva guidati nel deserto: sarebbe rimasto con loro per istruirli e consigliarli. La sua gloria, la santa shekinah, si manifestava sul propiziatorio nel tabernacolo, poi nel tempio. Egli non smise di manifestare in loro favore il suo amore e la sua pazienza. PR 20.4

Mosè spiegò agli Israeliti il piano di Dio in termini tali da non prestarsi a nessun equivoco. “Voi, infatti, siete un popolo consacrato al servizio del Signore, vostro Dio: egli vi ha scelti per essere un popolo speciale: la sua proprietà particolare fra tutti i popoli della terra”. Deuteronomio 7:6. PR 20.5

“Oggi avete sentito il Signore dichiarare che egli sarà il vostro Dio e che voi dovete comportarvi secondo la sua volontà, osservare le sue leggi, i suoi ordini e le sue norme e ubbidire alla sua voce. Oggi il Signore vi ha fatto dichiarare che siete il suo popolo, la sua proprietà particolare, come egli ha promesso; che volete osservare i suoi ordini; che egli vi renderà per dignità, fama e gloria il popolo più grande fra tutti i popoli che ha fatto; che voi sarete un popolo sacro per il Signore, vostro Dio, come lui ha dichiarato”. Deuteronomio 26:17-19. PR 20.6

I figli d’Israele dovevano occupare tutto il territorio che il Signore aveva assegnato loro. Era necessario scacciare le nazioni che avevano rifiutato di adorare il vero Dio. Il piano del Signore prevedeva che tramite la rivelazione del suo carattere gli uomini si avvicinassero a lui. Il messaggio del Vangelo doveva essere rivolto al mondo intero. Tramite il sistema sacrificale Cristo doveva essere esaltato fra le nazioni e tutti coloro che si sarebbero rivolti a lui avrebbero ottenuto la vita eterna. Tutti i pagani come Raab la cananea o Ruth la moabita, erano stati invitati a unirsi al suo popolo. Nella misura in cui fossero aumentati numericamente avrebbero dovuto allargare le loro frontiere, fino a quando il loro regno avrebbe inglobato tutto il mondo. PR 21.1

Gli israeliti però non realizzarono il piano di Dio. Dio dichiarava: “Avevo piantato viti di prima qualità per fare di te una vigna privilegiata. Come mai ti sei mutata in tralci bastardi di uva selvatica”. Geremia 2:21. “Il popolo d’Israele era come una vigna rigogliosa, piena di grappoli. Più abbondanti erano i suoi frutti, più gli Israeliti costruivano altari ad altre divinità; più la terra era fertile, più abbellivano le loro pietre sacre”. Osea 10:1. “Allora disse il mio amico: ‘Abitanti di Gerusalemme e di Giuda, fate da arbitri tra me e la mia vigna: potevo fare di più per la mia vigna? Perché essa mi ha dato solo uva selvatica e non l’uva buona che mi aspettavo? Ecco quel che farò alla mia vigna: le toglierò la mia siepe d’intorno, abbatterò il muro di cinta, la farò diventare un pascolo, un ritrovo per animali selvatici. La ridurrò terreno incolto: nessuno verrà più né a zappare né a potare, vi cresceranno soltanto rovi e spine. Dirò alle nuvole di non darle la pioggia... Dio si aspettava giustizia vi trovò invece assassinii e violenze, chiedeva fedeltà udì solamente le grida degli sfruttati’”. Isaia 5:3-7. PR 21.2

Il Signore tramite Mosè aveva presentato i risultati dell’infedeltà. Rifiutando di osservare le clausole del suo patto gli israeliti si sarebbero allontanati dalla comunione con Dio e dalle benedizioni che ne sarebbero derivate. A volte ascoltavano i suoi avvertimenti e godevano di ricche benedizioni che trasmettevano anche alla nazioni vicine. Ma quasi sempre dimenticavano Dio e perdevano di vista il grande privilegio di rappresentarlo. Si rifiutavano di collaborare con lui e privavano gli uomini di un’autentica conoscenza religiosa e di un esempio positivo. Volevano appropriarsi dei frutti della vigna di cui erano dei semplici amministratori. La loro avidità provocò il disprezzo dei pagani. In questo modo i Gentili furono indotti a fraintendere il carattere di Dio e a disconoscere le leggi del suo regno. PR 21.3

Come un padre affettuoso Dio fu indulgente nei confronti del suo popolo. Dimostrò la sua misericordia. Pazientemente indicò loro i peccati commessi e nella sua bontà attese che li riconoscessero. Successivamente inviò loro i profeti e altri messaggeri per reclamare i frutti della sua vigna, ma invece di riceverli con gioia li trattarono come dei nemici. Li maltrattarono e li uccisero. Allora egli inviò ancora altri messaggeri, ma li accolsero come i primi e si mostrarono ancora più aggressivi nei loro confronti. PR 21.4

La mancanza delle benedizioni divine nel periodo dell’esilio condusse molti al pentimento, ma dopo il ritorno al paese della promessa il popolo ebraico ripeté gli stessi errori delle generazioni precedenti, mettendosi in conflitto con le nazioni che lo circondavano. I profeti inviati da Dio per correggere le deviazioni più evidenti furono ricevuti con lo stesso sospetto e lo stesso atteggiamento ironico di un tempo e così, con il passare del tempo, la colpevolezza dei vignaioli aumentò. PR 22.1

La magnifica vigna piantata da Dio sulle colline della Palestina fu disprezzata dagli uomini d’Israele e alla fine gettata oltre il muro di cinta, essi l’abbatterono e la calpestarono sperando di averla distrutta per sempre. Ma il Padrone della vigna la raccolse e la piantò nuovamente dall’altra parte del muro in modo tale che il tronco non fosse più visibile ai loro occhi. Soltanto i tralci pendevano oltre il muro in modo che si potessero fare degli innesti, ma il tronco rimase fuori dalla loro portata e nessuna potenza umana poté raggiungerlo. PR 22.2

I consigli e le esortazioni dati ai profeti per far comprendere loro il piano eterno di Dio in favore dell’umanità hanno un grande valore per la chiesa, guardiana della sua vigna. Negli insegnamenti dei profeti, l’amore di Dio in favore del peccatore e il suo piano per salvarlo sono chiaramente rivelati. PR 22.3

Il tema dei messaggi di Dio alla sua chiesa nel corso dei secoli si riferiva alla storia della vocazione d’Israele, ai suoi successi e ai suoi fallimenti, alla sua riconciliazione con Dio, al suo rigetto da parte del Padrone della vigna e all’adempimento del piano di Dio da parte di un rimanente fedele tramite il quale sarebbero state adempiute tutte le promesse del patto. Oggi il messaggio del Signore alla sua chiesa, cioè a coloro che si occupano della sua vigna, come fedeli vignaioli, non è diverso da quello affidato tanto tempo fa ai suoi profeti: “...Lodate la mia magnifica vigna. Io stesso, il Signore, sono il vignaiolo, la irrigo di continuo e la custodisco giorno e notte perché nessuno le arrechi danno”. Isaia 27:2, 3. PR 22.4

La speranza d’Israele è in Dio. Il padrone della vigna riunisce oggi uomini di tutte le nazioni e di tutti i popoli, che rappresentano i frutti preziosi su cui contava da tempo. Ben presto egli stesso verrà. In quel giorno si adempirà il suo piano eterno nei confronti della casa d’Israele. “In futuro il popolo d’Israele, discendente da Giacobbe, metterà radici, fiorirà e germoglierà come un albero. Con i suoi frutti riempirà tutta la terra”. Isaia 27:6. PR 22.5