Parole di vita

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Capitolo 3: “Prima l’erba, poi la spiga”

La parabola del seminatore suscitò molti interrogativi. Alcuni ascoltatori conclusero che non era intenzione di Cristo fondare un regno terreno e molti erano curiosi e perplessi. Vedendo la loro perplessità Gesù si servi di altre illustrazioni per distogliere ulteriormente i loro pensieri dalla speranza di un regno mondano e indurli a soffermarsi sull’azione della grazia divina nell’anima. PV 36.1

“Diceva ancora: Il regno di Dio è come un uomo che getti il seme in terra, e dorma e si levi, la notte e il giorno; il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora. La terra da se stessa dà il suo frutto: prima l’erba; poi la spiga; poi, nella spiga, il grano ben formato. E quando il frutto è maturo, subito e’ vi mette la falce perché la mietitura è venuta”. Marco 4:26-29. PV 36.2

Il contadino che mette mano alla “falce perché la mietitura è venuta” non può essere che Cristo. È colui che nel gran giorno finale verrà a raccogliere la messe della terra. Ma il seminatore rappresenta quanti lavorano al posto di Cristo. Sta scritto che “il seme intanto germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora”, e questo non può certo dirsi del Figlio di Dio che, lungi dal dormire, veglia giorno e notte sul suo compito. Gesù non ignora in che modo il seme cresce. PV 36.3

La parabola del seme rivela che Dio opera nella natura. Il seme possiede in sé un principio germinativo che Dio stesso gli ha trasmesso, nondimeno esso non avrebbe la forza di svilupparsi se restasse abbandonato a se stesso. Anche l’uomo deve fare la sua parte per favorire la crescita del chicco di grano: deve preparare il terreno, concimarlo, spargere il seme e coltivare il campo. Ma c’è un limite oltre il quale non potrà fare niente: nessuna forza o sapienza umana è in grado di far nascere dal seme una pianta vivente. Anche quando l’agricoltore ha fatto tutto il possibile, dipenderà sempre da colui che ha messo in rapporto la semina e la raccolta con i legami meravigliosi della sua onnipotenza. PV 36.4

C’è vita nel seme e forza nel terreno, ma se la potenza infinita di Dio non opera giorno e notte, il seme resterà infruttuoso. Ci vuole la pioggia per irrigare i campi assetati, il sole per riscaldare e l’elettricità che trasmetta il suo impulso al seme interrato. Soltanto il Creatore può suscitare la vita che ha infuso, ed è per la sua potenza che ogni seme cresce e ogni pianta si sviluppa. PV 37.1

“Si, come la terra dà fuori la sua vegetazione, e come un giardino fa germogliare le sue semenze, così il Signore, l’Eterno, farà germogliare la giustizia e la lode nel cospetto di tutte le nazioni”. Isaia 61:11. Come nella semina naturale così in quella spirituale: il maestro della verità deve cercare di preparare il terreno del cuore e spargere il seme, ma è unicamente la potenza di Dio che può generare la vita. È questo un punto oltre il quale ogni sforzo umano risulta inutile. Dobbiamo, è vero, predicare la Parola, tuttavia non siamo in grado di trasmettere quella forza che ravviva l’anima e suscita giustizia e lode. Nell’annuncio della Parola deve intervenire un elemento superiore alla potenza umana, lo Spirito Santo, grazie al quale soltanto la Parola sarà viva ed efficace nel rigenerare l’anima per la vita eterna. Ecco quel che Cristo si sforzava di inculcare nei discepoli insegnandogli che non avevano in sé alcuna virtù capace di assicurare il successo: è solo la potenza miracolosa di Dio a rendere efficace la sua Parola. PV 37.2

Il lavoro del seminatore è un atto di fede: pur non sapendo spiegare il mistero della germinazione e della crescita, egli ha fiducia nei fattori di cui Dio si serve per far crescere e fiorire la vegetazione. Spargendo il seme nel terreno, in apparenza getta via il prezioso grano che potrebbe fornire pane alla sua famiglia, ma in realtà non fa che rinunciare a un bene presente per riceverne una quantità maggiore, getta via la semenza sperando di ritrovarla moltiplicata in un abbondante raccolto. Così anche i ministri di Cristo devono lavorare con la speranza di trarre un raccolto dal seme sparso. PV 37.3

Per un certo periodo il buon seme potrà rimanere inerte in un cuore freddo, egoistico e mondano, senza il minimo segno di germinazione, ma in seguito, quando l’alito dello Spirito Santo tocca l’anima, il seme nascosto germoglia e porta frutto alla gloria di Dio. Nell’opera della nostra vita noi non sappiamo che cosa porterà frutto, questo o quello, ma non sta a noi risolvere questo interrogativo: il nostro compito è di fare il lavoro e di rimettere i risultati a Dio. “Fin dal mattino semina la tua semenza, e la sera non dar posa alle tue mani”. Ecclesiaste 11:6. Dio dichiara nel suo grande patto che “Finché la terra durerà, sementa e raccolta... non cesseranno mai”. Genesi 8:22. Confidando in questa promessa l’agricoltore ara e semina. Non meno fiduciosamente dobbiamo lavorare noi confidando nella sua promessa: “Così è della mia parola uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senz’aver compiuto quello ch’io voglio, e menato a buon fine ciò per cui l’ho mandata”. Isaia 55:11. “Ben va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni”. Salmi 126:6. PV 37.4

La germinazione del seme rappresenta l’inizio della vita spirituale, e lo sviluppo della pianta è una bella immagine della crescita cristiana. Come avviene nella natura così nella grazia: non c’è vita senza crescita. O la pianta cresce o muore. Lo sviluppo della vita cristiana, come quello della pianta, è silenzioso e impercettibile ma continuo. In qualunque fase del suo sviluppo la nostra vita può essere perfetta, ma se si compie il piano divino in noi ci sarà un costante progresso. La santificazione è l’opera di tutta la vita. A mano a mano che le nostre occasioni aumentano crescerà anche la nostra esperienza e conoscenza. Ci fortificheremo per assumere responsabilità e la nostra maturità progredirà in proporzione ai nostri privilegi. PV 38.1

La pianta cresce assimilando le sostanze che Dio le mette a disposizione per sostenere la vita, affonda le radici nel terreno, assorbe la luce solare, la rugiada e la pioggia e gli elementi vitali dell’aria, così anche il cristiano deve crescere collaborando con gli strumenti divini. Coscienti della nostra impotenza, dobbiamo approfittare di ogni occasione che ci si offre per acquisire un’esperienza più piena. Come la pianta affonda le radici nel terreno, noi dobbiamo radicarci profondamente in Cristo, come essa riceve il calore solare, la rugiada e la pioggia, noi dobbiamo aprire il cuore allo Spirito Santo. Quest’opera deve realizzarsi “non per potenza né per forza, ma per lo spirito mio, dice l’Eterno degli eserciti”. Zaccaria 4:6. Se fissiamo il nostro pensiero su Cristo “egli verrà a noi come la pioggia, come la pioggia di primavera che annaffia la terra”. Osea 6:3. Come Sole di Giustizia egli si leverà su di noi, “e la guarigione sarà nelle sue ali”. Malachia 4:2. Fioriremo “come il giglio”, cresceremo “come il grano” e rinverdiremo “come la vite”. Osea 14:5, 7. Confidando continuamente in Cristo come nostro Salvatore personale, cresceremo in ogni cosa in colui che è il nostro capo. PV 38.2

Il frumento sviluppa “prima l’erba; poi la spiga; poi, nella spiga, il grano ben formato”. Il contadino sparge il seme e cura la crescita della pianta per avere del grano, desidera trarne del pane per gli affamati e la semenza per i raccolti futuri; similmente il divino Agricoltore spera nel raccolto per ripagarsi dei suoi lavori e sacrifici. Cristo desidera riprodurre la propria immagine nel cuore umano e lo fa tramite quanti credono in lui. Lo scopo della vita cristiana è di portar frutto, cioè riprodurre il carattere di Cristo nel credente che, a sua volta, cercherà di farlo sviluppare negli altri. PV 39.1

La pianta non germoglia né cresce o fruttifica per se stessa, bensì per “dar seme al seminatore e pane da mangiare”. Isaia 55:10. Così nessuno deve vivere per se stesso. Il cristiano è il rappresentante di Cristo nel mondo per la salvezza di altri suoi simili. PV 39.2

In una vita concentrata sul proprio io non potrà esserci né crescita né fruttificazione. Se hai accettato Cristo come Salvatore personale, dimentica te stesso e cerca di aiutare gli altri. Parla del suo amore, racconta la sua bontà, assolvi i doveri che si presentano, porta il fardello delle anime e fa quanto è in tuo potere per salvare coloro che si perdono. A mano a mano che riceverai lo Spirito di Cristo, Spirito di amore disinteressato e di lavoro per gli altri, andrai crescendo e portando frutto I frutti dello Spirito matureranno nel tuo carattere, la tua fede aumenterà, le tue convinzioni si approfondiranno, il tuo amore diverrà perfetto, sarai sempre più simile a Cristo in tutto ciò che è puro, nobile e amabile. PV 39.3

“Il frutto dello Spirito, invece, è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza”. Galati 5:22. Questo frutto non perirà mai, anzi, produrrà, secondo la sua specie, una messe per la vita eterna. PV 39.4

“E quando il frutto è maturo, subito e’ vi mette la falce perché la mietitura è venuta”. Cristo attende e brama di vedere la sua immagine riflessa dalla sua chiesa. Quando il popolo di Cristo rifletterà perfettamente il suo carattere, Egli verrà a reclamarlo come sua proprietà. PV 40.1

È privilegio di ogni cristiano non solo di attendere, ma anche di affrettare il ritorno del nostro Signor Gesù Cristo. Cfr. 2 Pietro 3:12. Se tutti coloro che professano il suo nome portassero frutto alla sua gloria, con quanta rapidità si potrebbe spargere il seme evangelico in tutto il mondo! Ben presto l’ultimo grande raccolto sarebbe maturo e Cristo ritornerebbe a raccogliere il prezioso grano. PV 40.2