Profeti e re

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Capitolo 22: Ninive, la grande città

All’epoca della divisione del regno di Israele, Ninive, capitale del regno assiro, era una delle più grandi città del mondo antico. Fondata sulle fertili rive del Tigri, poco dopo la dispersione avvenuta alla torre di Babele, si era sviluppata nel corso dei secoli fino a diventare una città “...così grande che ci volevano tre giorni per attraversarla”. Giona 3:3. PR 147.1

Nel periodo della sua maggiore prosperità Ninive era la culla del crimine e della corruzione. Il racconto ispirato ce la descrive come una “...città sanguinaria, piena di menzogne, colma di rapine...”. Nahum 3:1. Con un linguaggio figurato Naum paragonò i niniviti a un leone crudele e rapace: “...chi non è stato colpito dalla tua continua crudeltà?” Nahum 3:19. PR 147.2

Ninive, però, per quanto corrotta, non era totalmente dedita al male. Colui che guarda dal cielo e “...vede tutti gli uomini” (Salmi 33:13), guardando ciò che aveva di più prezioso, sapeva che in quella città molti aspiravano a qualcosa di migliore, di più elevato. Se avessero avuto l’opportunità di conoscere il Dio vivente avrebbero rinunciato alle loro azioni malvage per consacrarsi all’adorazione dell’Eterno. Così il Signore, nella sua infinita saggezza, decise di rivelarsi per condurli, se possibile, al ravvedimento. PR 147.3

Per compiere quest’opera scelse il profeta Giona, figlio di Amittai. La parola dell’Eterno gli fu rivolta in questi termini: “Va’ a Ninive, la grande città, e parla chiaro ai suoi abitanti. Io so che è gente perversa”. Giona 1:1. PR 147.4

Considerando le difficoltà e le apparenti impossibilità di questa missione, Giona fu tentato di mettere in dubbio l’importanza della chiamata ricevuta. Da un punto di vista umano sembrava inutile proclamare un simile messaggio in questa città orgogliosa. Per un momento egli dimenticò che Dio era dotato di saggezza infinita ed era onnipotente; mentre esitava, combattuto dal dubbio, Satana riuscì a scoraggiarlo definitivamente e, sopraffatto dalla sfiducia, “...decise di andare dalla parte opposta, verso Tarsis. C’era a Giaffa una nave diretta verso quella città. Egli pagò il prezzo del viaggio e s’imbarcò con i marinai”. Giona 1:3. PR 147.5

La missione affidata a Giona implicava una grande responsabilità; ma colui che gliela aveva affidata era in grado di sostenerlo e di aiutarlo ad adempierla fedelmente. Se avesse ubbidito senza esitare avrebbe evitato molte difficoltà e ricevuto abbondanti benedizioni. Comunque, nel momento in cui la disperazione si impadronì di Giona, il Signore non l’abbandonò. Superò una serie di dure prove che furono comunque seguite da straordinarie benedizioni. La sua fiducia in Dio e nella sua capacità di salvare l’uomo ne era uscita rafforzata. PR 148.1

Se, dopo la chiamata di Dio, Giona si fosse fermato a riflettere con calma, si sarebbe reso conto quanto fosse inutile volersi sottrarre alla sua missione. Comunque non gli fu consentito di compiere indisturbato la sua fuga. “Ma il Signore mandò sul mare un forte vento che scatenò una grande tempesta...”. Giona 1:4. PR 148.2

Mentre i marinai invocavano aiuto dai loro dei, il capitano della nave, in preda alla disperazione, andò a cercare Giona e gli disse: “Come? Tu dormi? Alzati! Prega il tuo Dio! Forse avrà pietà di noi e non moriremo”. Giona 1:5. PR 148.3

Ma che valore poteva avere la preghiera di un uomo che si era allontato dalla via del dovere? I marinai, impressionati all’idea che la tempesta fosse dovuta all’ira dei loro dei, proposero come ultima risorsa di tirare a sorte “...per sapere chi di noi è la causa di questa disgrazia”. Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Allora gli dissero:“... “Dunque sei tu la causa di questa disgrazia? Che cosa fai qui? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? Qual è il tuo popolo?” “Io sono Ebreo — rispose Giona — e credo nel Signore, Dio del cielo, che ha fatto la terra e il mare”... Gli uomini si spaventarono e gli dissero: ‘Hai commesso un’azione terribile!’”, poiché quegli uomini sapevano che fuggiva da Dio perché lui stesso glielo aveva detto. E gli dissero: “Che cosa dobbiamo fare di te perché il mare si calmi e noi possiamo salvarci?”, poiché il mare si faceva sempre più tempestoso. Rispose: “Gettatemi in acqua, così il mare si calmerà e vi salverete. So che questa tempesta vi travolge per causa mia. I marinai invece, remando con tutte le loro forze, tentarono di portare la nave a una spiaggia, ma non ci riuscirono perché la tempesta infuriava sempre di più. Allora si rivolsero al Signore: “Ti preghiamo, Signore, se quest’uomo morirà non punirci come se avessimo ucciso un innocente! Tu, Signore, sei responsabile di tutto questo! L’hai voluto tu!” Buttarono Giona in mare e la tempesta si calmò. Ma poi i marinai ebbero così paura del Signore che gli offrirono sacrifici e promisero di servirlo. Per ordine del Signore, un grande pesce ingoiò Giona ed egli rimase nel suo ventre tre giorni e tre notti”. PR 148.4

“Mentre era nel pesce Giona pregò il Signore, Dio suo: “Nella mia angoscia ti ho chiamato, o Signore, e tu mi hai risposto. Dal profondo mondo dei morti ho gridato aiuto e tu mi hai sentito. Mi hai gettato in fondo al mare, l’acqua mi ha sommerso, le tue onde sono passate su di me. Pensavo di essere stato privato della tua presenza e di non vedere mai più il tuo tempio santo... Quando ho sentito venir meno la mia vita ho pregato te, Signore, e dal tuo tempio santo tu mi hai sentito... Sei tu che salvi, o Signore!”” Cfr. Giona 1:7-15; Giona 2:1-10. PR 148.5

Giona aveva finalmente capito che “All’Eterno appartiene la salvezza”. Salmi 3:8 (Luzzi). Essendosi pentito e avendo riconosciuto che la grazia che salva viene da Dio, la sua vita fu risparmiata. Giona fu liberato dai pericoli dell’abisso marino e deposto sull’asciutto. PR 149.1

Ancora una volta il servitore di Dio ricevette l’incarico di avvertire Ninive: “Va’ a Ninive, la grande città, e porta ai suoi abitanti il messaggio che ti ho dato”. Giona 3:1. Questa volta non si fermò a fare domande o a esprimere dubbi: ubbidì senza esitazione. “Giona ubbidì al Signore e andò a Ninive”. Giona 3:3. PR 149.2

Entrato nella città, Giona cominciò subito a diffondere il suo messaggio: “Tra quaranta giorni Ninive sarà distrutta”. Giona 3:4. Percorse così tutte le strade facendo risuonare nell’aria il suo avvertimento. PR 149.3

La sua opera non fu inutile. Il grido che echeggiava nella città pagana passò di bocca in bocca finché tutti gli abitanti vennero a sapere la terribile notizia. Lo Spirito di Dio impresse profondamente questo messaggio in ogni cuore e spinse intere moltitudini a tremare a causa dei loro peccati e a pentirsi profondamente. Cfr. Giona 3:5-9. PR 149.4

Poiché il re, i nobili, il popolo, grandi e piccoli “...si ravvidero alla predicazione di Giona” e si unirono per gridare al Dio del cielo, egli concesse loro la sua misericordia. “Dio vide che i Niniviti rinunziavano al loro comportamento perverso, ritornò sulla sua decisione e non li punì come aveva minacciato”. Giona 3:10. La loro condanna fu dunque sospesa: il Dio d’Israele fu esaltato e onorato in tutto il mondo pagano e la sua legge fu rispettata. Solo molti anni dopo, Ninive fu occupata dalle nazioni vicine perché aveva dimenticato Dio e manifestato un profondo orgoglio. PR 149.5

Quando Giona venne a sapere dell’intenzione di Dio di risparmiare la città perché nonostante la sua corruzione si era pentita, manifestandolo apertamente, vestendosi di sacco e cospargendosi il capo di cenere, invece di essere il primo a rallegrarsi di questo miracolo della grazia, si lasciò influenzare dall’idea che sarebbe stato considerato un falso profeta. Geloso della sua reputazione personale, perse di vista il valore infinitamente superiore degli abitanti di quella città. La compassione manifestata da Dio verso i niniviti pentiti dispiacque a Giona che ne fu irritato e pregò l’Eterno dicendo: “Signore, già prima di partire da casa, lo dicevo che sarebbe andata a finire così. Ecco perché ho cercato di fuggire verso Tarsis! Lo sapevo che sei un Dio misericordioso e buono, molto paziente e benevolo, pronto a tornare sulle tue decisioni e a non punire”. Giona 4:2. PR 149.6

Ancora una volta Giona cedette alla sua tendenza a discutere e a dubitare e fu nuovamente sopraffatto dallo scoraggiamento. Perdendo di vista il bene del suo prossimo preferiva morire piuttosto che vedere risparmiata la città e nella sua amarezza esclamò: “Quand’è così, Signore, tanto vale farmi morire. Per me è meglio morire che vivere”. Il Signore gli rispose: “Ti sembra giusto prendertela così?” Giona 4:3, 4. PR 150.1

Poi Giona uscì dalla città e si mise a sedere verso oriente; si costruì una capanna e si sedette all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe accaduto nella città. E l’Eterno, per calmare la sua irritazione”... fece crescere una pianta accanto a Giona per fargli ombra... E Giona ne fu contento”. Giona 4:5, 6. PR 150.2

A questo punto il Signore diede a Giona una lezione pratica: “...mandò un verme a divorare le radici della pianta, che si seccò. Quando il sole fu alto, Dio mandò un vento caldo dall’est. Il sole picchiava così forte sulla testa di Giona, che egli quasi svenne. A questo punto desiderò morire. ‘Per me — disse — è meglio morire che vivere’”. Giona 4:7, 8. PR 150.3

Dio parlò di nuovo al suo profeta dicendogli: “Ti sembra giusto prendertela così per una pianta? Sì — rispose Giona — perché non ne posso più! Il Signore allora gli disse: Ti inquieti tanto per una pianta che tu non hai curato né hai fatto crescere. E per di più è durata solo una giorno e una notte. E io non dovrei preoccuparmi di Ninive, la grande città! Dopo tutto in essa vivono più di centoventimila persone che non sanno quello che è bene per loro, e molti animali”. Giona 4:9-11. PR 150.4

Confuso, umiliato, incapace di comprendere l’intenzione di Dio nel risparmiare Ninive, Giona aveva comunque compiuto la sua missione avvertendo quella grande città. Nonostante l’evento predetto non si fosse verificato, il messaggio proveniva da Dio e raggiunse comunque lo scopo: la gloria della sua grazia fu rivelata ai pagani. Coloro che erano vissuti a lungo “...incatenati in un’orrida prigione giacevano nel buio più profondo... Allora nell’angoscia gridarono al Signore ed egli li salvò da ogni pericolo, li fece uscire dal buio più profondo, spezzò le loro catene... Con la sua parola li fece guarire e li strappò dalla morte”. Salmi 107:10, 13, 14, 20. PR 150.5

Durante il suo ministero sulla terra, Cristo alluse alle conseguenze positive che si erano verificate dopo la predicazione di Giona a Ninive e paragonò gli abitanti di quella città pagana con il cosiddetto popolo di Dio del suo tempo. Dichiarò: “Nel giorno del giudizio gli abitanti di Ninive si alzeranno a condannare questa gente, perché essi cambiarono vita quando ascoltarono la predicazione di Giona. Eppure, di fronte a voi c’è uno che è più grande di Giona!” Matteo 12:41. PR 150.6

Quando Cristo venne sulla terra gli uomini erano assorbiti dagli affari e dalle rivalità commerciali; pensavano solo ai propri interessi. Allora, al di sopra di tutta questa confusione, la sua voce, simile alla tromba di Dio, proclamò: “Se un uomo riesce a guadagnare anche il mondo intero, ma perde la vita, che vantaggio ne ricava? C’è forse qualcosa che un uomo possa dare per riavere in cambio la propria vita?” Marco 8:36, 37. PR 151.1

Come la predicazione di Giona fu un segno per i niniviti, così la predicazione di Cristo fu un segno per la sua generazione. Ma queste parole furono accolte in modo molto diverso! Nonostante l’indifferenza e il disprezzo, il Salvatore proseguì la sua opera e portò a termine la sua missione. PR 151.2

Questo è un insegnamento per i messaggeri di Dio del nostro tempo. Gli abitanti delle grandi città hanno tanto bisogno di conoscere il messaggio del Vangelo così come è successo per gli antichi niniviti. Gli ambasciatori di Cristo devono indicare agli uomini quella realtà meravigliosa che è stata completamente persa di vista, quella città celeste”... di cui Dio è l’architetto e il costruttore”. Il credente può contemplare con gli occhi della fede questa casa celeste che risplende della gloria del Dio vivente. Gesù Cristo, tramite i suoi discepoli, invita tutti gli uomini a impegnarsi a perseguire un’eredità eterna. Li esorta ad accumulare un tesoro in cielo. PR 151.3

L’aumento costante e ostinato della malvagità attirerà rapidamente e inevitabilmente un castigo quasi universale sugli abitanti delle città. La malvagità che regna supera ciò che la penna più esperta è in grado di descrivere. Ogni giorno che passa porta notizie di conflitti, di corruzione, di frodi; ogni giorno è possibile ascoltare il racconto straziante di violenze e di illegalità, di indifferenza per la sofferenza umana e di continui attentati. Ogni giorno è testimone di nuovi casi di pazzia, di omicidi, di suicidi. PR 151.4

Satana si è impegnato nel corso della storia a fare il possibile perché l’uomo non venisse a conoscenza del piano della salvezza del Creatore. Si è impegnato a far perdere loro di vista i grandi princìpi della legge di Dio, princìpi di giustizia, di misericordia e d’amore. Gli uomini si vantano di meravigliosi progressi scientifici, ma Dio vede la terra invasa dalla malvagità e dalla violenza. Gli uomini pretendono che la legge divina sia stata abrogata, che la Bibbia non sia autentica. Ne risulta un’enorme recrudescenza del male: non si era più visto nulla di simile dai giorni di Noè e dell’apostasia di Israele. La nobiltà d’animo, la bontà, la pietà hanno lasciato il posto al desiderio di tutto ciò che è proibito. La triste lista dei crimini commessi per amore del denaro è sufficiente a farci rabbrividire d’orrore. PR 151.5

Il nostro Dio è misericordioso. I trasgressori della sua legge vengono trattati con pazienza e tenera compassione. Però ai nostri giorni, quando uomini e donne hanno tante occasioni per conoscere la legge divina rivelata nelle Sacre Scritture, il Signore dell’universo non può considerare favorevolmente le città corrotte in cui regnano la violenza e la criminalità. La sua pazienza nei confronti di coloro che si ostinano a disubbidire sta esaurendosi rapidamente. PR 152.1

Ci si deve sorprendere per un improvviso e inatteso mutamento nel comportamento dell’Essere supremo nei confronti degli abitanti di questo mondo caduto e ribelle? Ci si deve forse stupire se il castigo segue la trasgressione e la crescente criminalità, se Dio giunge alla distruzione di coloro che hanno fatto guadagni disonesti con l’inganno, la frode e l’estorsione? Nonostante il fatto che un messaggio sempre più chiaro sia giunto fino a loro, molti hanno rifiutato di riconoscere la sovranità dell’Eterno e hanno scelto di rimanere fedeli a colui che è all’origine della prima ribellione contro il cielo. PR 152.2

La pazienza di Dio è molto grande, al punto che quando pensiamo all’offesa fatta ai suoi comandamenti, rimaniamo stupiti. L’Onnipotente non ha esercitato il suo potere come avrebbe potuto farlo, ma sicuramente punirà gli empi che disprezzano le legittime esigenze del Decalogo. PR 152.3

Dio accorda agli uomini un periodo di prova ma c’è un limite oltre il quale la pazienza divina si esaurisce, e allora inesorabilmente seguono i suoi giudizi. Il Signore sopporta a lungo la malvagità degli uomini e delle città continuando a inviare messaggi di misericordia per salvarli dal giudizio, ma verrà il tempo in cui non eserciterà più la sua clemenza e colui che continuerà a rifiutare la luce della verità verrà respinto, lasciato alla propria sorte e in mano di coloro che sono stati influenzati dal suo cattivo esempio. PR 152.4

È giunto il tempo in cui il mondo si troverà nella morsa della sofferenza, tanto che nessun balsamo umano potrà alleviarla. Lo Spirito di Dio sta per essere ritirato. I cataclismi si succedono rapidamente. Con quale frequenza, infatti, sentiamo parlare di terremoti e uragani, di incendi e inondazioni, con grandi perdite di beni e di vite umane! Apparentemente queste calamità sono capricciose espressioni delle disorganizzate e sregolate forze della natura che sfuggono completamente al controllo dell’uomo. In realtà sono tutti mezzi usati da Dio per sensibilizzare uomini e donne al pericolo che li minaccia. PR 152.5

I messaggeri di Dio nelle grandi città non devono scoraggiarsi per la malvagità, l’ingiustizia, la depravazione con cui vengono in contatto mentre si impegnano a proclamare il messaggio della salvezza. Il Signore, infatti, infonderà coraggio a ogni suo collaboratore con le stesse parole rivolte all’apostolo Paolo che si trovava nella corrotta città di Corinto: “Non aver paura! Continua a predicare, e non tacere, perché io sono con te! Nessuno potrà farti del male. Anzi, molti abitanti di questa città appartengono già al mio popolo”. Atti 18:9, 10. PR 152.6

Quanti sono impegnati nella predicazione del Vangelo si ricordino che se da un lato molti non ascoltano i consigli di Dio contenuti nella sua Parola, altri seguono la verità e gli inviti rivolti da un Salvatore paziente e misericordioso. In ogni città nonostante la violenza e la criminalità molti, adeguatamente preparati, possono diventare discepoli di Gesù. In questo modo il messaggio della salvezza può condurre migliaia di persone ad accettare Cristo come loro personale Salvatore. PR 153.1

Ecco le parole che Dio rivolge oggi a tutti noi: “Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà quando voi non ve lo aspettate”. Matteo 24:44. Lo stato attuale della società, soprattutto nelle grandi città, evidenzia con forza che l’ora del giudizio è venuta e che la fine è vicina. Siamo alla vigilia della crisi finale, i giudizi di Dio si succedono rapidamente: gli incendi, le inondazioni, i terremoti, le guerre. Tutto ciò non deve sorprenderci, l’angelo della misericordia non potrebbe proteggere più a lungo gli empi. PR 153.2

Il profeta Isaia ha scritto queste parole: “Il Signore scende dalla sua dimora celeste per punire i peccati degli abitanti della terra. I delitti commessi di nascosto saranno svelati e la terra non coprirà più gli uomini massacrati”. Isaia 26:21. La tempesta provocata dalla collera divina si sta scatenando. Sfuggiranno solo coloro che accettano la grazia del cielo, come fecero i niniviti in occasione della predicazione di Giona, e coloro che saranno santificati dall’ubbidienza alle leggi divine. Soltanto il giusto sarà “...nascosto con Cristo in Dio” fino a quando non si sarà conclusa questa fase così difficile. PR 153.3