Profeti e re

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Capitolo 7: Geroboamo

Posto sul trono dalle dieci tribù d’Israele che si erano ribellate alla casa di Davide, Geroboamo, un tempo servo di Salomone, avrebbe potuto realizzare opportune riforme negli affari civili e religiosi. Durante il regno di Salomone, aveva manifestato intelligenza e saggezza. Le conoscenze acquisite durante gli anni di fedele servizio lo rendevano idoneo a regnare con saggezza. Geroboamo però non dimostrò la sua fiducia in Dio. PR 61.1

Egli temeva che il re che occupava il trono di Davide, a Gerusalemme, riconquistasse i suoi sudditi. Pensava che se le dieci tribù fossero state libere di recarsi spesso nell’antica capitale della monarchia giudaica, in cui i servizi religiosi continuavano a svolgersi nel tempio, come ai tempi di Salomone, un gran numero di israeliti avrebbero rinnovato il loro patto di fedeltà al governo di Gerusalemme. Incoraggiato dai suoi consiglieri, Geroboamo decise di limitare le possibilità di ribellione contro il suo governo. Nel territorio del suo regno, appena costituito, creò due centri di culto a Betel e a Dan. Le dieci tribù sarebbero state invitate a recarvisi per adorare Dio, anziché andare a Gerusalemme. Geroboamo pensò anche di colpire l’immaginazione degli israeliti presentando loro una raffigurazione simbolica del Dio invisibile. Così fece fare due vitelli d’oro e li fece mettere nei centri di culto che erano stati allestiti. Volendo rappresentare la divinità, Geroboamo violò il comandamento di Dio: “Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna... non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro”. Esodo 20:4, 5 (Luzzi). PR 61.2

Siccome l’obiettivo principale di Geroboamo era quello di impedire con tutte le sue forze che le dieci tribù si recassero a Gerusalemme, non si rese conto della chiara inefficacia dei suoi progetti e del pericolo a cui esponeva gli israeliti proponendo loro un idolo, un simbolo così familiare ai loro antenati nel periodo della loro schiavitù in Egitto. Il recente soggiorno di Geroboamo in Egitto avrebbe dovuto insegnargli che era una follia proporre al popolo tali raffigurazioni pagane. Adottando questa imprudente iniziativa voleva impedire che le tribù del nord continuassero le loro visite annuali alla santa città. PR 61.3

“Non avete più bisogno di andare a Gerusalemme — egli disse al popolo. Sono questi, o Israeliti, i vostri dèi, questi vi hanno fatto uscire dall’Egitto!” 1 Re 12:28. Così gli israeliti furono invitati a inchinarsi davanti alle immagini d’oro e ad adottare strane forme di culto. PR 62.1

Il re cercò di persuadere i leviti, alcuni dei quali abitavano nel suo regno, a servire come sacerdoti nei nuovi santuari di Betel e di Dan, ma non ebbe successo; fu allora obbligato a elevare al sacerdozio uomini “presi qua e là di fra il popolo”. 1 Re 12:31 (Luzzi). Allarmati dalla situazione venutasi a creare, molti dei fedeli e un gran numero di leviti fuggirono e andarono a Gerusalemme dove potevano adorare Dio in armonia con la sua volontà. PR 62.2

“Istituì poi una nuova festa, simile a una che si celebrava nel territorio di Giuda. Essa aveva luogo il quindici dell’ottavo mese. Quando offriva sacrifici al vitello d’oro di Betel, saliva egli stesso all’altare. Mandò anche a Betel alcuni sacerdoti che aveva scelto per i santuari sulle colline”. 1 Re 12:32. PR 62.3

Questa temeraria sfida lanciata al Signore non poteva rimanere impunita. Così, mentre Geroboamo stava officiando e bruciava l’incenso durante la consacrazione dell’altare eretto a Betel, si presentò un uomo di Dio, della tribù di Giuda, che denunciò il suo errore: non avrebbe dovuto introdurre nuove forme di culto. Il profeta si mise a gridare contro l’altare e disse: “‘Altare, altare! Tra i discendenti di Davide nascerà un uomo di nome Giosia — dice il Signore. — Egli sacrificherà sopra di te i sacerdoti dei santuari sulle colline, quelli che depongono su di te le loro offerte d’incenso. Su di te bruceranno ossa umane!’. Quello stesso giorno il profeta disse: ‘Ora vi darò una prova che il Signore ha parlato. L’altare si spaccherà e la cenere che c’è sopra si spargerà...’ L’altare si spaccò e la cenere si sparse per terra, come il profeta aveva preannunziato per ordine del Signore”. 1 Re 13:2, 3, 5. PR 62.4

A questo punto Geroboamo sfidò il Signore cercando di opporsi a colui che aveva dato il messaggio. Furibondo “...alzò la mano dall’altare e ordinò: ‘Prendete quest’uomo!’. Il suo gesto impulsivo venne immediatamente punito. La mano tesa contro il messaggero dell’Eterno rimase paralizzata e il re non riusciva più a ritirarla. Terrorizzato, supplicò il profeta di intervenire in suo favore presso il Signore: ‘Supplica il Signore, il tuo Dio, di calmare il suo sdegno; pregalo di guarire la mia mano!’ Il profeta supplicò il Signore e la mano del re tornò sana come prima”. 1 Re 13:4, 6. PR 62.5

Era quindi inutile che Geroboamo cercasse di consacrare solennemente questo altare, destinato a distogliere i fedeli dal culto dell’Eterno celebrato nel tempio di Gerusalemme. Il messaggio del profeta avrebbe dovuto sensibilizzare il re a pentirsi e ad abbandonare le sue cattive intenzioni di distogliere il popolo dal culto del vero Dio. Egli non accettò e decise di realizzare il suo progetto. PR 62.6

Quando venne celebrata la festa a Betel gli israeliti erano ancora sensibili all’influsso dello Spirito Santo. Allora il Signore decise, prima che fosse troppo tardi, di frenare i rapidi progressi dell’apostasia. Mandò il suo messaggero affinché interrompesse i loro riti idolatri e rivelasse al re e al popolo quali sarebbero state le conseguenze dell’apostasia. L’altare si spaccò: il Signore manifestò in questo modo la sua disapprovazione per le abominazioni che si commettevano in Israele. PR 63.1

Il Signore cerca di salvare, non di distruggere. Egli desidera aiutare coloro che commettono degli errori. “Ma io, il Signore, il Dio vivente, dichiaro: Non ho affatto piacere nel veder morire un uomo malvagio...”. Ezechiele 33:11. Supplicando e avvertendo esorta i peccatori ad abbandonare il male per tornare a lui e vivere. Dà ai suoi messaggeri una vera sicurezza che fa nascere in coloro che lo ascoltano disposizioni al rispetto e al pentimento. Con quale coraggio il profeta di Dio rimproverò il re! Questo coraggio doveva manifestarsi. Il peccato che regnava in Israele non avrebbe potuto essere denunciato diversamente. Dio diede al suo servitore l’audacia necessaria per impressionare profondamente i suoi uditori. I messaggeri del Signore devono schierarsi in difesa di ciò che è giusto e non temere di doversi confrontare con gli uomini. Nella misura in cui dimostrano la loro fiducia in Dio, non devono temere nulla, poiché colui che gli ha affidato una missione assicura loro anche la sua protezione. PR 63.2

Dopo aver trasmesso il suo messaggio, il profeta stava per andarsene ma arrivò Geroboamo e gli disse: “Vieni a casa mia a mangiare qualcosa. Voglio farti un regalo. Ma il profeta rispose al re: Non verrò a casa tua, non mangerò un solo boccone e non berrò una goccia d’acqua in questo posto, neppure se tu mi darai la metà dei tuoi averi. Il Signore mi ha ordinato di non mangiare né bere niente e di non ritornare per la stessa strada”. 1 Re 13:7-9. PR 63.3

Tutto sarebbe andato bene se il profeta fosse ritornato subito in Giudea. Ma mentre si dirigeva verso casa seguendo un’altra via, un uomo anziano che affermava di essere un profeta lo raggiunse e mentendo gli disse: “Anch’io sono un profeta, come te. Un angelo mandato da Dio mi ha ordinato di invitarti a casa mia per mangiare e bere qualcosa”. Questa menzogna, accompagnata da un invito insistente, fu ripetuta varie volte e l’uomo di Dio si lasciò convincere a ritornare sui suoi passi. Avendo scelto di seguire una via diversa da quella indicatagli da Dio, subì le conseguenze della sua trasgressione. PR 63.4

Mentre sedeva a tavola con colui che lo aveva invitato, “Il Signore spinse il vecchio profeta di Bethel a parlare. Egli gridò all’altro profeta: ‘Ascolta quello che ti dice il Signore: Hai osato resistere ai miei ordini, non hai rispettato le disposizioni che il tuo Dio ti ha dato... Morirai e il tuo cadavere non sarà sepolto con i tuoi padri!’”. 1 Re 13:18-22. PR 63.5

Questa minaccia drammatica si realizzò subito. “Dopo il pranzo il vecchio profeta sellò l’asino dell’altro profeta, che si mise in viaggio. Per la strada fu assalito da un leone e ucciso. Il suo cadavere rimase sulla strada, con accanto il leone e l’asino, immobili. Alcuni uomini che passavano per la strada videro il cadavere per terra, e accanto il leone. Andarono a raccontare il fatto nella città dove abitava il vecchio profeta. Così anche lui — che aveva convinto l’altro profeta a tornare a Betel — venne a sapere quel che era successo. Allora disse: ‘Questo profeta si è opposto alla volontà del Signore...’”. 1 Re 13:23-26. PR 64.1

La punizione inflitta al messaggero infedele rafforzava il valore della profezia pronunciata sull’altare di Betel. Se il profeta se ne fosse tornato tranquillamente a casa, dopo aver disubbidito alla parola del Signore, il re si sarebbe servito di questo fatto per cercare di giustificare la propria disubbidienza. L’esperienza dell’altare spaccato, del braccio paralizzato e la terribile sorte dell’uomo che aveva disubbidito a un esplicito ordine di Dio avrebbero dovuto fra comprendere a Geroboamo quanto veloce potesse essere la reazione di un Dio offeso e questi esempi avrebbero dovuto fargli comprendere che non doveva persistere nel male. Ma Geroboamo anziché ravvedersi scelse “a caso i sacerdoti per i santuari sulle colline. Faceva sacerdoti tutti quelli che ne avevano voglia. Questo modo di agire fu la grande colpa della famiglia di Geroboamo. Per questo essa fu distrutta e cancellata per sempre dalla faccia della terra”. 1 Re 13:33, 34. PR 64.2

Dopo aver regnato quasi ventidue anni, Geroboamo subì una disastrosa sconfitta nella guerra con Abia, successore di Roboamo. “Geroboamo non si riprese più per tutta la durata del regno di Abia. Alla fine, il Signore lo colpì e Geroboamo morì”. 2 Cronache 13:20. PR 64.3

L’apostasia introdotta durante il regno di Geroboamo si estese e portò alla totale rovina del regno di Israele. Prima della morte di Geroboamo, Achia, il vecchio profeta di Silo che aveva predetto molto tempo prima la sua ascesa al trono, dichiarò: “Il Signore colpirà gli abitanti del regno di Israele, ed essi tremeranno come una canna mossa dall’acqua. Li caccerà da questa buona terra che ha dato ai loro padri. Li disperderà oltre il fiume Eufrate, perché hanno costruito dei pali sacri e così lo hanno molto esasperato. Per le colpe di Geroboamo e per quelle che lui ha fatto commettere al popolo, il Signore abbandonerà gli israeliti”. 1 Re 14:15, 16. PR 64.4

Il Signore, però, non abbandonò Israele senza aver prima fatto tutti i tentativi possibili per ricondurlo a lui. Nel corso di quegli anni, lunghi e bui, quando i sovrani uno dopo l’altro sfidavano il cielo sospingendo Israele verso l’idolatria, Dio inviò numerosi messaggi al suo popolo apostata. Tramite i suoi profeti gli israeliti ebbero l’opportunità di arginare l’apostasia e di ritornare a lui. Negli anni che seguirono la divisione del regno, Elia e Eliseo esercitarono il loro ministero, mentre gli appelli di Osea, Amos e Abdia trovarono un eco in Israele. Anche nei periodi più difficili alcuni rimasero fedeli e irreprensibili nei confronti del Signore. Essi facevano parte di quel prezioso rimanente che avrebbe reso possibile l’adempimento del progetto eterno di Dio. PR 64.5