Profeti e re

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Capitolo 57: Un’opera di riforma

Il popolo di Giuda si era solennemente e pubblicamente impegnato a ubbidire alla legge di Dio. Però, quando per un certo tempo Esdra e Neemia non esercitarono più il loro influsso, molti si allontanarono dal Signore. Neemia era ritornato in Persia. Durante la sua assenza si erano verificati dei fatti che avevano creato i presupposti per una nuova ondata di corruzione dilagante nella nazione. Gli idolatri non solo si erano stabiliti a Gerusalemme ma con la loro presenza avevano contaminato gli stessi recinti del tempio. Avendo sposato una straniera, il sommo sacerdote Eliasib era diventato parente di Tobia, che era il più accanito nemico di Israele. In seguito a questa unione Eliasib aveva permesso a Tobia di occupare un appartamento confinante col tempio che fino ad allora era stato usato come magazzino per le decime e le offerte del popolo. PR 340.1

Tramite Mosè, Dio aveva dichiarato agli ammoniti e ai moabiti che si erano rivelati crudeli e perfidi nei confronti d’Israele: “...non saranno ammessi nell’assemblea dei fedeli”. Deuteronomio 23:4. Sfidando questo divieto, il sommo sacerdote aveva tolto le offerte depositate nella stanza della casa di Dio per far posto a questo rappresentante di una razza condannata dal Signore. Nel concedere tanto onore a questo nemico di Dio e della verità non si poteva manifestare maggior disprezzo nei confronti dell’Eterno. PR 340.2

Quando ritornò dalla Persia, Neemia venne a sapere di questa audace profanazione e provvide subito a cacciare l’intruso. Egli dichiara: “Disapprovai questo fatto e fui così contrariato che feci buttar fuori da quella stanza tutta la roba di Tobia e purificare il locale. Vi depositai di nuovo gli oggetti sacri del tempio, le offerte e l’incenso”. Neemia 13:7, 8. PR 340.3

Non solo era stato profanato il tempio ma le offerte erano state utilizzate male. Questo episodio aveva contribuito a scoraggiare la generosità del popolo che aveva perduto zelo, fervore ed era riluttante a restituire le decime. Le entrate del tesoro della casa dell’Eterno scarseggiavano e molti cantori e altri impiegati nei servizi del tempio, non ricevendo sostentamento, avevano lasciato l’opera di Dio per lavorare altrove. Neemia si mise subito all’opera per eliminare questi abusi. Riunì quelli che avevano abbandonato il servizio del tempio e “li rimisi nelle loro funzioni”. Questo ispirò fiducia e così tutto Giuda ricominciò”... a portare nei magazzini del tempio la decima parte dei raccolti di grano, vino nuovo e olio”. Uomini “ritenuti persone oneste” furono nominati sorveglianti dei magazzini. Furono incaricati “...di distribuire le offerte agli altri leviti e sacerdoti”. Neemia 13:12. PR 340.4

Un altro risultato del rapporto con gli idolatri fu l’inosservanza del sabato, il segno che distingueva gli israeliti dalle altre nazioni come adoratori del vero Dio. Neemia si accorse che i mercanti e i trafficanti provenienti dalle nazioni circostanti venivano a Gerusalemme e costringevano gli israeliti a commerciare di sabato. Alcuni rimasero fedeli ai loro princìpi, ma altri li trascurarono e si unirono ai pagani che cercavano di vincere gli scrupoli dei più coscienziosi. Molti di loro profanarono apertamente il sabato. Cfr. Neemia 13:15. PR 341.1

Questa situazione avrebbe potuto essere evitata se i capi avessero esercitato la loro autorità, ma il desiderio di curare i propri interessi li aveva portati a favorire gli idolatri. Neemia li rimproverò coraggiosamente per avere trascurato il proprio dovere. “Vi rendete conto del male che fate? Voi non rispettate il carattere sacro del sabato. Anche i vostri padri hanno agito così, ma Dio ha fatto venire su di noi e la nostra città tutti i mali che ben ricordate. Se non rispettate il sabato voi attirate castighi sugli Israeliti”. Quindi diede ordine “di chiudere le porte di Gerusalemme al tramonto prima del sabato e di non riaprirle fino alla sera successiva”. Neemia 13:17-19. E siccome Neemia aveva più fiducia nei suoi collaboratori che in coloro che erano stati scelti dai capi del popolo, li mise vicino alle porte per assicurarsi che i suoi ordini venissero rispettati. PR 341.2

Non essendo disposti a rinunciare ai loro affari “Per uno o due sabati alcuni mercanti, con le loro merci di ogni genere, passarono la notte fuori della città” (Neemia 13:20) sperando di avere l’opportunità di commerciare o con gli abitanti della città o con la gente dei dintorni. Neemia li avvertì che sarebbero stati puniti se avessero continuato a farlo. “Se passate ancora la notte sotto le mura della città, vi farò arrestare. Da allora, di sabato, non vennero più mercanti”. Neemia 13:21. Egli inoltre incaricò i leviti di sorvegliare le porte; sapeva infatti che essi incutevano maggior rispetto della gente comune perché per la responsabilità che avevano nel gestire i servizi del santuario si pensava sarebbero stati più zelanti nell’imporre l’ubbidienza alla legge di Dio. PR 341.3

Poi Neemia si preoccupò del problema relativo ai matrimoni e ai legami con i pagani che era diffuso in tutta la nazione. Egli scrive: “In quel periodo venni anche a sapere che alcuni avevano sposato donne ammonite, moabite e della città di Asdod. Metà dei loro figli parlava la lingua di Asdod, altri usavano lingue di popoli diversi, ma nessuno sapeva la nostra”. Neemia 13:23. Queste unioni illegittime avevano provocato un certo disagio in Israele poiché alcuni di coloro che le avevano contratte occupavano posizioni di rilievo. Erano capi che il popolo considerava consiglieri ed esempi. Prevedendo le conseguenze che ne sarebbero risultate per la nazione, Neemia rimproverò con forza coloro che avevano sbagliato. Ricordò loro il caso di Salomone, che non era stato uguagliato da nessun altro re in quanto a gloria, aveva ricevuto da Dio una grande saggezza, ma le mogli pagane lo avevano allontanato dall’Eterno e il suo esempio aveva portato Israele alla corruzione. Cfr. Neemia 13:25, 27. PR 341.4

Facendo loro conoscere gli ordini e gli avvertimenti di Dio e i castighi che in passato avevano colpito Israele, le loro coscienze furono risvegliate ed ebbe così inizio un’opera di riforma che placò l’ira di Dio suscitando invece la sua approvazione e la sua benedizione. PR 342.1

Alcuni che esercitavano funzioni sacre intercedettero in favore delle loro mogli pagane, non volendosi separare da loro. Ma non venne fatta nessuna distinzione: non si tenne conto né del rango né della posizione. Chiunque, fra i sacerdoti o i capi, non volle rinunciare ai suoi legami con gli idolatri fu immediatamente escluso dal servizio del Signore. Un nipote del sommo sacerdote, che aveva sposato una figlia del noto Sanballat, non solo fu rimosso dal suo incarico ma anche prontamente bandito da Israele. PR 342.2

Com’era angosciato il fedele servitore di Dio quando fu costretto ad agire con tanta severità! Solo il giorno del giudizio lo rivelerà. Fu costretto a combattere costantemente contro i suoi avversari e fu solo grazie al digiuno, all’umiliazione e alla preghiera che l’opera del Signore progredì. PR 342.3

Molte persone sposate con degli idolatri scelsero di seguirli nell’esilio e insieme a coloro che erano stati espulsi dal popolo si unirono ai Samaritani che, ansiosi di rafforzare questa alleanza, promisero di adottare pienamente la fede e le usanze degli ebrei. Gli apostati, a loro volta, per competere con i loro ex-fratelli, costruirono un tempio sul monte Gherizim, opponendolo al santuario di Gerusalemme. La loro religione continuò a essere un misto di giudaesimo e di paganesimo. La loro pretesa di essere il popolo di Dio fu fonte di scisma e di inimicizia fra le due nazioni per varie generazioni. PR 342.4

Oggi per attuare un’opera di riforma sono necessari uomini che, come Esdra e Neemia, non considerino il peccato con leggerezza né lo scusino, uomini che non abbiano paura di vendicare l’onore che spetta a Dio. Coloro che si assumeranno questa responsabilità non scuseranno il male, né cercheranno di ricoprirlo con un amore apparente. Sapranno che Dio non fa distinzioni fra le persone e che la severità testimoniata nei confronti di qualcuno è la prova della misericordia per molti. Sapranno anche che lo Spirito di Dio si manifesterà sempre in coloro che denunciano il peccato. PR 342.5

Nel compiere la loro opera Esdra e Neemia si umiliarono davanti a Dio confessando i loro peccati e quelli del popolo, invocando il perdono come se i responsabili fossero stati loro stessi. Lavorarono, pregarono, soffrirono pazientemente. Il maggiore ostacolo non fu l’aperta ostilità dei pagani, ma la segreta opposizione dei cosiddetti fratelli che mettendosi al servizio del male, rendevano dieci volte più pesante il compito dei collaboratori di Dio. Questi traditori fornivano ai nemici dell’opera di Dio gli spunti che essi poi sfruttavano nella loro lotta contro il popolo eletto. PR 343.1

Il successo che coronò gli sforzi di Neemia dimostra quanto siano importanti la preghiera, la fede e la capacità di agire con saggezza e con forza. Neemia non era né un sacerdote né un profeta; non pretese mai nessun titolo. Egli era un riformatore chiamato da Dio in quel momento così delicato. Il suo scopo era quello di condurre il popolo all’ubbidienza della volontà divina. Ispirato da questo ideale così elevato si impegnò con tutto se stesso per la sua realizzazione. PR 343.2

Quando si trovò a dover affrontare il male e le opposizioni, assunse un atteggiamento così deciso che il popolo fu spinto a impegnarsi con rinnovato zelo e con coraggio. Gli israeliti non poterono fare a meno di riconoscerne la lealtà, il patriottismo e il profondo amore per Dio. Il suo atteggiamento suscitò nel popolo il desiderio di seguirlo nella via che indicava loro. PR 343.3

L’entusiasmo nel servizio di Dio è una parte importante della vera religione. Bisognerebbe cogliere le circostanze favorevoli per operare secondo la volontà del Signore. La rapidità e la decisione, al momento opportuno, assicurano il successo mentre l’indugio e la negligenza portano al fallimento e disonorano Dio. Se coloro che sono responsabili dell’opera di Dio non manifestano nessuno zelo, se si mostrano indifferenti e indecisi, la chiesa sarà fredda, addormentata e amante dei piaceri, ma se i suoi responsabili sono motivati dal desiderio di servire il Signore e lui soltanto, allora i fedeli saranno uniti, pieni di speranze e di entusiasmo. PR 343.4

La Parola di Dio è ricca di stridenti ed eloquenti contrasti. Il peccato e la santità sono affiancati affinché considerandoli possiamo evitare il primo e ricercare l’altra. Le pagine che descrivono l’odio, la falsità e il tradimento di Sanballat e di Tobia descrivono anche la nobiltà, la devozione e l’abnegazione di Esdra e di Neemia. Dipende da noi la scelta di imitare liberamente i primi o i secondi. I terribili risultati della trasgressione dei comandamenti di Dio sono messi in contrasto con le benedizioni derivanti dall’ubbidienza. Sta a noi decidere se vogliamo soffrire o essere benedetti. L’opera di restaurazione e di riforma intrapresa dagli esiliati ritornati in Israele, guidati da Zorobabele, Esdra e Neemia, ci offre il quadro del risveglio spirituale che si verifì cherà alla fine dei tempi. Il piccolo gruppo era debole e rappresentava una preda per i suoi nemici, ma Dio se ne servì affinché la terra continuasse a essere in contatto con il cielo. Era il custode del vero culto, il depositario degli oracoli sacri. Quante vicissitudini ha dovuto affrontare durante la ricostruzione del tempio e delle mura di Gerusalemme! Quali pesanti fardelli hanno dovuto portare gli organizzatori di questi lavori! Ma questi uomini continuavano a impegnarsi con una fiducia incrollabile, umiliandosi e appoggiandosi con sicurezza al Signore, persuasi che la verità avrebbe trionfato. Come il re Ezechia, Neemia “fu sempre fedele al Signore, non si allontanò da lui e mise in pratica i comandamenti...”. 2 Re 18:6. PR 343.5

Il rinnovamento spirituale realizzato ai giorni di Neemia è un esempio sottolineato dalle parole del profeta Isaia: “Ricostruiranno le antiche rovine, rialzeranno le case abbattute, riedificheranno le città rimaste devastate per tanto tempo”. Isaia 61:4. “Allora rialzerai le vecchie rovine, le ricostruirai sulle fondamenta abbandonate da tanto tempo. Sarai conosciuto come “Il popolo che ripara le spaccature delle mura e ricostruisce la città per riabilitarla””. Isaia 58:12. PR 344.1

Il profeta parla di un popolo che, in un’epoca di totale abbandono della verità e della giustizia, si impegnerà per restaurare i princìpi che sono alla base del regno di Dio. Essi sono i riparatori di una breccia aperta nella legge di Dio, quel muro che egli ha posto intorno ai suoi eletti per proteggerli. L’ubbidienza a questi princìpi di giustizia, di verità e di purezza deve costituire la loro continua salvaguardia. Con parole estremamente chiare il profeta indica l’opera specifica del popolo di Dio negli ultimi tempi: “Se rinunzi a lavorare di sabato, il mio santo giorno; se lo consideri come un giorno di gioia da rispettare perché è consacrato a me; se l’onori rinunziando a metterti in cammino e a fare contratti, allora troverai la tua gioia in me, il Signore. Ti porterò in trionfo ovunque, anche sui monti. Ti godrai la terra che io ho dato in possesso a Giacobbe, il tuo antenato. Io, il Signore, lo prometto”. Isaia 58:13, 14. PR 344.2

Nei tempi della fine ogni istituzione divina deve essere restaurata. La breccia nella legge, provocata dal cambiamento da parte dell’uomo nell’osservanza del sabato, deve essere riparata. Il popolo di Dio degli ultimi tempi, presentandosi al mondo come un riformatore, mostrerà che la legge di Dio è il fondamento di ogni riforma duratura e che il sabato del quarto comandamento può essere presentato come memoriale della creazione e come punto di riferimento costante per sottolineare la potenza di Dio. In termini chiari e precisi, esso deve presentare la necessità di ubbidire a tutti i precetti del Decalogo. Costretti dall’amore di Cristo, i credenti sono chiamati a collaborare con lui nel riedificare le antiche rovine. Essi devono essere i riparatori delle brecce, coloro che ricostruiscono la città per renderla abitabile. PR 344.3