Profeti e re

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Capitolo 54: La condanna delle estorsioni

Le mura di Gerusalemme non erano state ancora completate quando l’attenzione di Neemia fu richiamata dalla triste condizione delle classi più povere della popolazione. Nello stato di instabilità in cui si trovava il paese l’agricoltura era stata prevalentemente trascurata. Inoltre alcuni esiliati ritornati a Gerusalemme si comportavano egoisticamente e il Signore non benediva più la loro terra e il grano scarseggiava. PR 327.1

Per procurarsi il cibo per le loro famiglie i poveri erano costretti a comprare a credito e a prezzi esorbitanti. Dovevano anche procurarsi il denaro con prestiti a interesse per pagare le pesanti tasse imposte loro dal re di Persia. E, come se ciò non bastasse, certi ebrei ricchi approfittavano della loro miseria per arricchirsi. PR 327.2

Dio aveva ordinato, tramite Mosè, che ogni tre anni venisse raccolta una decima a beneficio dei poveri. Essi godevano anche del vantaggio che scaturiva dalla sospensione dei lavori agricoli ogni sette anni. La terra rimaneva incolta e i suoi prodotti erano a disposizione dei poveri. PR 327.3

La fedeltà testimoniata tramite queste offerte, destinate ai poveri e ad altre iniziative di beneficenza, doveva contribuire a ricordare al popolo che Dio è il padrone di tutto e permette che i suoi figli siano fonte di benedizioni. Il piano di Dio nei confronti degli israeliti mirava a sradicare dal loro cuore l’egoismo e sviluppare la nobiltà del loro carattere. PR 327.4

Dio aveva anche detto tramite Mosè: “Se presti denaro a qualcuno del mio popolo, al povero che vive con te, non devi fare l’usuraio: non puoi imporgli interesse”. Esodo 22:24. “Quando fate un prestito a un vostro connazionale — in denaro, cibo o qualsiasi altra cosa — non esigerete da lui interessi”. Inoltre aveva detto: “Se in una città della terra che il Signore, vostro Dio, vi dà, ci sarà tra voi qualche Israelita povero, non sarete di cuore duro e non chiuderete la mano davanti al fratello povero. Anzi, sarete generosi con lui e gli presterete ciò di cui ha bisogno nel suo stato di necessità... Ci saranno sempre poveri nella vostra terra: perciò vi ordino di essere generosi con i vostri connazionali poveri e bisognosi. Deuteronomio 15:7, 8, 11. PR 327.5

Dopo il ritorno degli esuli da Babilonia, gli ebrei ricchi avevano agito in modo del tutto contrario a questi ordini. Quando i poveri erano stati costretti a chiedere denaro in prestito per pagare il tributo al re, i ricchi avevano prestato la somma richiesta ma con un interesse molto alto. Ponendo ipoteche sulle terre dei poveri avevano progressivamente ridotto gli sfortunati debitori alla più nera miseria. Molti erano stati addirittura costretti a vendere i loro figli e le loro figlie come schiavi. Sembrava non ci fosse nessuna speranza di migliorare la sorte dei poveri, nessun metodo per riscattare i loro figli e le loro terre, nessuna prospettiva, se non una miseria sempre maggiore e una schiavitù costante. Eppure erano cittadini della stessa nazione, partecipavano allo stesso patto dei loro fratelli più favoriti. PR 328.1

Alla fine il popolo espose a Neemia la sua situazione: “...noi abbiamo dovuto consegnarli come schiavi: alcune delle nostre figlie sono già state date in schiavitù. Non possiamo fare diversamente perché campi e vigne sono già in mano ai nostri creditori”. Neemia 5:5. Udite queste parole, Neemia si indignò. Si rese conto che per riuscire a risolvere questa situazione, doveva assumere una ferma posizione in favore della giustizia. Con l’energia e la decisione che lo caratterizzavano si mise subito all’opera per migliorare la sorte dei suoi fratelli. PR 328.2

Il fatto che gli estorsori fossero uomini facoltosi, il cui sostegno economico era particolarmente necessario per l’opera di ricostruzione della città, non condizionò neppure per un momento Neemia. Egli rimproverò aspramente i nobili e i magistrati e avendo convocato una vasta assemblea espose gli ordini divini relativi alla situazione esistente. Attirò l’attenzione del popolo sugli avvenimenti che si erano svolti durante il regno di Achaz. Ricordò loro il messaggio che il Signore aveva rivolto a Israele per reprimere la sua crudeltà e la sua oppressione. I figli di Giuda erano stati abbandonati, a causa della loro idolatria, fra le mani dei loro fratelli ancora più idolatri, cioè il popolo d’Israele. Quest’ultimo, nel suo furore, era giunto fino al punto di uccidere, nel corso di una battaglia, migliaia di uomini di Giuda e catturare donne e bambini per renderli schiavi, o per venderli ai pagani. PR 328.3

A causa dei peccati di Giuda, Dio non intervenne per impedire questa tragedia. Ma il profeta Oded condannò severamente il crudele sfruttamento dell’esercito vincitore. Cfr. 2 Cronache 28:10. Oded dichiarò al popolo d’Israele che la sua ingiustizia e la sua oppressione gli avrebbero attirato i giudizi del cielo e che la collera divina si sarebbe riversata su di lui. PR 328.4

Dopo aver sentito queste parole i guerrieri liberarono gli schiavi e portarono il loro bottino davanti ai capi e a tutta l’assemblea. Allora alcuni capi della tribù di Efraim “...presero dal bottino vestiti e calzature e li diedero a quelli che ne avevano bisogno; portarono a tutti da mangiare e da bere e medicarono i feriti. Caricarono su asini quelli che non erano in grado di camminare; poi condussero tutti nel regno di Giuda a Gerico, la città delle Palme. E tornarono a Samaria”. 2 Cronache 28:15. PR 328.5

Neemia, insieme ad altri, aveva riscattato alcuni giudei che erano stati venduti ai pagani. L’uomo di Dio paragonò questa scelta con quella dei ricchi che per sete di guadagno, avevano reso schiavi i loro fratelli. Disse loro: “Quello che fate è intollerabile. Voi non avete timor di Dio: così gli stranieri nostri nemici avranno buoni motivi per non avere rispetto di noi”. Neemia 5:9. PR 329.1

Neemia dimostrò loro che egli stesso, pur essendo stato rivestito di una certa autorità dal re persiano, e potendo per questo esigere lauti compensi a suo beneficio, non aveva preso neppure quanto gli sarebbe spettato legittimamente; non solo, ma aveva offerto con generosità allo scopo di alleviare i poveri nelle loro necessità. Invitò quei funzionari che si erano macchiati di estorsione a rinunciare a simili metodi. Li invitò a restituire le terre ai poveri e l’interesse del denaro che avevano prestato loro, esortandoli a concedere queste somme senza pegni o usura. PR 329.2

Queste parole furono pronunciate davanti a tutta l’assemblea. Se i capi avessero voluto giustificarsi avrebbero potuto farlo: ma non accamparono scuse. “Restituiremo i beni ai loro proprietari — dissero — e cancelleremo i debiti”. “Allora — disse Neemia — chiamai i sacerdoti e feci giurare ai creditori di mantenere la promessa... Tutta l’assemblea approvò gridando: — Amen! — e lodò il Signore”. Neemia 5:12, 13. E il popolo mantenne la promessa. PR 329.3

Questo racconto insegna un’importante lezione. “...L’amore dei soldi è la radice di tutti i mali...” (1 Timoteo 6:10) ha detto l’apostolo Paolo. Oggi il denaro è diventato una passione divorante e la ricchezza è spesso acquisita tramite l’estorsione. Intere folle vivono nella povertà; esse sono costrette a impegnarsi in un duro lavoro per un salario bassissimo che non permette loro di assicurarsi gli elementi essenziali indispensabili alla loro esistenza. PR 329.4

Un lavoro pesante, delle privazioni senza la speranza di una sorte migliore rendono più difficile la loro situazione. Disperati e oppressi non sanno a chi rivolgersi per trovare sollievo e tutto questo si verifica perché i ricchi possano accumulare denaro. PR 329.5

L’amore del denaro e dello sfarzo ha fatto di questo mondo una specie di spelonca di ladroni e di rapinatori. Le Scritture descrivono l’avidità e l’oppressione che prevarranno prima della seconda venuta di Cristo. Giacomo scrive: “E ora a voi, ricchi!... voi avete accumulato ricchezze. Voi non avete pagato gli operai che mietono nei vostri campi: questa paga rubata ora grida al cielo, e le proteste dei vostri contadini sono arrivate fino agli orecchi di Dio, il Signore Onnipotente. Voi avete vissuto quaggiù sulla terra in mezzo al lusso e ai piaceri sfrenati: vi siete ingrassati come bestie per il giorno del macello. Avete condannato e ucciso persone innocenti che non hanno la forza di difendersi”. Giacomo 5:1-6. PR 329.6

Anche fra quelli che dicono di camminare nel timore di Dio ve ne sono alcuni che si comportano come i nobili in Israele. Siccome le leggi li autorizzano a farlo, essi esigono più di quanto è giusto diventando così degli oppressori. PR 330.1

Dato che avarizia e slealtà si riscontrano nella vita di coloro che portano il nome di Cristo e siccome la chiesa conserva nei suoi registri i nomi di coloro che si sono arricchiti con l’ingiustizia, la religione di Cristo viene disprezzata. La dissipazione, la frode, l’estorsione corrompono la fede di molti credenti e minano la spiritualità. La chiesa è in gran parte responsabile dei peccati commessi dai suoi membri. Se non condannerà il peccato a voce alta, lo favorirà. PR 330.2

I metodi del mondo non devono diventare una regola per il cristiano. Egli non deve imitarne le abitudini discutibili, gli imbrogli, le estorsioni. Ogni atto ingiusto nei confronti dei nostri simili è una violazione della regola d’oro. Ogni male provocato ai figli di Dio investe Cristo stesso nella persona dei suoi santi. Ogni tentativo di approfittare dell’ignoranza, della debolezza o della sfortuna altrui è registrato come una frode nei libri del cielo. Chi veramente teme Dio lavorerà giorno e notte, preferirà rimanere povero, piuttosto che cedere alla sete di guadagno od opprimere la vedova e l’orfano e privare lo straniero dei suoi diritti. PR 330.3

Anche discostandosi marginalmente dai giusti princìpi ci si predispone a commettere le peggiori ingiustizie. Quando un uomo si arricchisce a scapito di un altro il suo animo diventa insensibile all’influsso dello Spirito di Dio. I guadagni ottenuti in simili condizioni rappresentano in realtà una perdita. PR 330.4

Eravamo tutti debitori nei confronti della giustizia divina, ma non avevamo nulla per poter pagare il debito. Allora il Figlio di Dio ha avuto pietà di noi e ha pagato il prezzo della nostra redenzione. Egli è diventato povero affinché tramite questa sua povertà noi potessimo diventare ricchi. Gli atti di generosità nei confronti dei poveri possono dimostrare la nostra gratitudine per la misericordia che ci è stata concessa. L’apostolo Paolo esorta: “Così dunque, finché ne abbiamo l’occasione, facciamo del bene a tutti, ma soprattutto ai nostri fratelli nella fede”. Galati 6:10. Le sue parole sono in armonia con quelle del Salvatore: “I poveri, infatti, li avete sempre con voi e potete aiutarli quando volete”. Marco 14:7. “Fate anche agli altri tutto quel che volete che essi facciano a voi: così comanda la legge di Mosè e così hanno insegnato i profeti”. Matteo 7:12. PR 330.5