Profeti e re

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Capitolo 51: Risveglio spirituale

L’arrivo di Esdra a Gerusalemme fu provvidenziale. La sua presenza risultò quasi indispensabile per infondere coraggio e speranza a coloro che avevano lavorato in mezzo a difficoltà insormontabili. Dall’epoca dell’arrivo del primo gruppo di esiliati condotti da Zorobabele e Giosuè, settant’anni prima, erano state realizzate grandi opere. I lavori nel tempio erano finiti e le mura della città erano state in parte ricostruite, ma rimaneva ancora molto da fare. PR 311.1

Fra coloro che negli anni precedenti erano ritornati a Gerusalemme molti erano rimasti fedeli a Dio per tutta la loro vita, ma la maggior parte dei loro figli e nipoti avevano perso di vista il carattere sacro della legge divina. Anche alcuni capi vivevano nella trasgressione. Il loro comportamento neutralizzava gli sforzi fatti dagli altri per far progredire l’opera di Dio; nella misura in cui le flagranti violazioni della legge rimanevano impunite, il popolo non avrebbe potuto godere delle benedizioni divine. PR 311.2

Grazie all’intervento di Dio coloro che erano tornati con Esdra avevano vissuto esperienze particolari che li avevano riavvicinati al Signore. Il viaggio da Babilonia a Gerusalemme, senza alcuna scorta, aveva insegnato, loro ricche lezioni spirituali. Molti avevano rafforzato la loro fede, inoltre mescolandosi agli scoraggiati e agli indifferenti di Gerusalemme contribuirono con il loro influsso ad affrettare la riforma che si sarebbe ben presto realizzata. Il quarto giorno dopo l’arrivo i tesori d’argento e d’oro e i vasi per il servizio del santuario furono consegnati nelle mani dei responsabili del tempio, alla presenza di alcuni testimoni: “Essi hanno fatto un controllo accurato di tutto e hanno registrato subito il numero e il peso degli oggetti”. Esdra 8:34. PR 311.3

“Allora, quelli che erano rimpatriati dall’esilio hanno offerto sacrifici al Dio d’Israele...” come offerta per il peccato e come pegno della loro gratitudine e del loro ringraziamento per la protezione da parte dei santi angeli durante il viaggio. “Poi abbiamo consegnato la lettera con le disposizioni del re ai funzionari reali e ai governatori della regione occidentale. Da allora, questi ultimi hanno dato grandi aiuti al popolo e al tempio”. Esdra 8:35, 36. PR 311.4

Poco tempo dopo alcuni uomini influenti d’Israele andarono da Esdra a lamentarsi perché “Tutto il popolo, compresi i sacerdoti e i leviti...” avevano trascurato gli ordini divini contraendo matrimoni con i popoli circostanti. “Essi e i loro figli hanno sposato donne straniere. Così, il popolo di Dio si è compromesso con gli altri popoli. I primi a commettere questa profanazione sono stati proprio i responsabili e i capi”. Esdra 9:1, 2. PR 312.1

Riflettendo sulle cause della cattività babilonese Esdra aveva scoperto che l’apostasia d’Israele era stata provocata in gran parte dai suoi rapporti con le nazioni pagane. Si era reso conto che se avessero ubbidito ai comandamenti di Dio che proibivano loro di unirsi a nazioni idolatre, si sarebbero risparmiati molte tristezze e umiliazioni. Quando venne a sapere che, nonostante le esperienze del passato, uomini influenti avevano osato trasgredire le leggi che dovevano salvaguardarli dall’apostasia, si sentì stringere il cuore. Pensò alla bontà di Dio che aveva permesso al suo popolo di ritornare nella terra natia, e provò una legittima indignazione e un grande dolore per la loro ingratitudine. “Quando ho sentito queste cose, sono rimasto sconvolto: mi sono strappato la veste e il mantello, i capelli e la barba e mi sono seduto a terra addolorato. Allora tutti quelli che temevano il giudizio del Dio d’Israele sull’infedeltà dei rimpatriati si sono radunati intorno a me. Io sono rimasto là, abbattuto, fino al sacrificio della sera”. Esdra 9:3, 4. PR 312.2

Al momento del sacrificio della sera, Esdra si alzò e strappandosi di nuovo la veste e il mantello cadde in ginocchio e sfogando il suo dolore rivolse a Dio una preghiera. Alzò le mani verso il cielo e pregò: “Mio Dio! Mi vergogno troppo per alzare la faccia verso di te, perché i nostri peccati sono cresciuti fin sopra la nostra testa e la nostra colpa giunge fino al cielo. Dal tempo dei nostri padri fino ad oggi non abbiamo mai smesso di peccare. Per questo, noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi nelle mani di re stranieri, costretti a subire la morte, l’esilio, la rapina e il disonore: la stessa cosa accade anche oggi. Ma ora, Signore nostro Dio, ci hai concesso un momento di grazia: hai fatto tornare una parte di noi dall’esilio e ci hai dato un rifugio nel tuo luogo santo, luce ai nostri occhi e sollievo alla nostra schiavitù. È vero, noi siamo schiavi. Ma tu non ci hai abbandonati nella nostra condizione. Ci hai procurato il favore del re di Persia, ci hai incoraggiati a restaurare le rovine del tuo tempio e a ricostruirlo, e ci hai concesso rifugio in Gerusalemme e in Giudea. A questo punto, che cosa potremmo dire, o nostro Dio? Abbiamo di nuovo disubbidito ai comandamenti che ci avevi dati per mezzo dei profeti, tuoi servi... Ora potremmo calpestare di nuovo i tuoi comandamenti, imparentandoci con questi popoli infedeli? Certamente tu rivolgeresti contro di noi la tua ira fino a distruggerci, senza lasciare nessun superstite. Signore Dio d’Israele, tu sei fedele alla tua promessa e questo gruppo che rimane in vita ne è la prova. Eccoci davanti a te con tutte le nostre colpe, anche se, in queste condizioni, nessuno potrebbe stare in tua presenza”. Esdra 9:6-15. PR 312.3

Il dolore di Esdra e dei suoi collaboratori per il male che si era insinuato nel cuore dell’opera di Dio li condusse al pentimento. Molti di coloro che avevano peccato furono profondamente scossi: “...una gran folla d’Israeliti si radunò attorno a lui... tutti piangevano”. Esdra 10:1. Coloro che erano stati infedeli iniziarono a odiare il peccato e a comprendere l’avversione che provava il Signore. Si resero conto della santità della legge promulgata sul Sinai e molti tremarono pensando alle loro trasgressioni. PR 313.1

Uno dei presenti, Secania, riconobbe che tutto ciò che aveva detto Esdra era vero e confessò: “Siamo stati infedeli verso il nostro Dio, perché abbiamo sposato donne di altri popoli. Tuttavia, c’è ancora speranza per Israele”. Secania propose che tutti coloro che si erano resi colpevoli facessero un patto con Dio, abbandonando i loro peccati, e fossero giudicati secondo la legge. “Alzati, — disse a Esdra — perché sei tu che devi decidere. Noi ti appoggeremo. Fatti coraggio e agisci. Allora Esdra si alzò in piedi e fece giurare i capi dei sacerdoti leviti e tutto Israele di agire così”. Esdra 10:2-5. PR 313.2

Fu questo l’inizio di una meravigliosa riforma. Con infinita pazienza, con molto tatto, e un’attenta considerazione per i diritti e il bene di ognuno, Esdra e i suoi collaboratori si impegnarono a ricondurre i pentiti sulla via giusta. In quanto dottore della legge, dedicò un’attenzione particolare all’esame di ogni caso e cercò di imprimere nella mente del popolo il concetto della santità della legge e delle benedizioni derivanti dall’ubbidienza e ovunque agisse nasceva un nuovo interesse per lo studio delle Sacre Scritture. Furono nominati degli istruttori per il popolo e la legge di Dio venne esaltata e onorata. I libri dei profeti vennero studiati e quei passi che annunciavano la venuta del Messia suscitarono la speranza e confortarono molti fedeli stanchi e oppressi. PR 313.3

Sono trascorsi più di duemila anni da quando Esdra “...aveva studiato con grande passione la legge del Signore; la metteva in pratica...” (Esdra 7:10), però questo lungo periodo di tempo non ha minimamente indebolito l’influsso di un’autentica devozione. Nel corso dei secoli la sua esperienza di totale consacrazione ha fatto nascere in molti il desiderio di studiare la legge del Signore e di metterla in pratica. PR 313.4

Le motivazioni che animarono Esdra erano nobili e sante. In tutto quello che faceva manifestava un profondo amore per gli uomini. La compassione e la tenerezza che dimostrò nei confronti di coloro che avevano peccato, volontariamente o inconsciamente, dovrebbero rappresentare un esempio per tutti coloro che cercano di realizzare delle riforme. I collaboratori di Dio devono essere saldi come una roccia quando si tratta di princìpi importanti, ma dimostrare comunque simpatia e comprensione. Come Esdra, devono insegnare ai peccatori la via della vita eterna, presentando loro i princìpi fondamentali del bene. PR 313.5

Oggi, mentre Satana sta cercando in tutti i modi, di rendere insensibili gli uomini e le donne alle esigenze della legge di Dio, è necessario che i collaboratori di Dio sappiano sensibilizzare molti a provare un profondo rispetto “...dinanzi ai comandamenti del nostro Dio”. Esdra 10:3 (Luzzi). Sono necessari dei veri riformatori che sappiano indicare ai trasgressori il grande Legislatore e insegnar loro che “La legge del Signore è perfetta: ridà la vita. La legge del Signore è sicura: dona saggezza. Salmi 19:8. Sono necessari uomini che conoscano bene le Scritture, uomini la cui parola e la cui azione contribuiscano a esaltare i comandamenti dell’Eterno, uomini che cerchino di rafforzare la fede. Occorrono molti insegnanti che sappiano infondere negli uomini rispetto e amore per le Scritture. PR 314.1

Nella nostra epoca si sta diffondendo la malvagità provocata in gran parte dalla trascuratezza nello studio della Parola di Dio e dal disprezzo dei suoi insegnamenti. PR 314.2

In realtà quando la Bibbia viene accantonata si verifica un allontanamento dai princìpi della legge di Dio. La filosofia secondo la quale gli uomini sono dispensati dall’ubbidienza ai precetti divini ha indebolito il senso del dovere morale e spalancato la porta all’ondata di malvagità che si è abbattuta sul mondo. Illegalità, dissipazione, corruzione dilagano come una marea devastatrice. Ovunque si nota invidia, sospetto, ipocrisia, ostilità, rivalità, guerra, infedeltà ai doveri sacri, indulgenza nei confronti dei piaceri. Tutto il sistema dei princìpi e delle dottrine della religione, che dovrebbe essere la base e l’ossatura della vita sociale, appare come una struttura vacillante pronta a crollare. PR 314.3

Negli ultimi giorni della storia di questo mondo la voce che parlò al Sinai ripete: “Non avere altro Dio oltre a me”. Esodo 20:3. L’uomo si è opposto a Dio, ma non può far tacere la voce dei suoi comandamenti. La mente umana non può sottrarsi ai suoi obblighi nei confronti di un’autorità superiore. Teorie e speculazioni possono abbondare; gli uomini possono cercare di mettere la scienza in opposizione con la rivelazione per abolire così la legge divina, ma l’ordine rimane perentorio: “Adora il Signore, tuo Dio; a lui solo rivolgi la tua preghiera”. Matteo 4:10. PR 314.4

Non è possibile indebolire o rafforzare la legge di Dio. Così come è stata nel passato così sarà anche oggi. Essa è sempre stata e sarà sempre santa, giusta, buona, perfetta in se stessa. Non può essere abrogata o cambiata. Onorarla o disonorarla sono solo espressioni del linguaggio umano. PR 314.5

L’ultimo grande conflitto fra l’errore e la verità si verificherà fra le leggi degli uomini e i precetti dell’Eterno. Siamo già impegnati in questa battaglia, che non si combatte fra chiese rivali che si contendono la supremazia, ma tra la religione della Bibbia e le religioni delle favole e delle tradizioni. I nemici che si sono coalizzati contro la verità agiscono con potenza. La Parola di Dio, che ci è stata trasmessa a costo di grandi sofferenze e spargimenti di sangue, viene disprezzata. Sono pochi coloro che l’accettano realmente come norma di vita. L’incredulità prevale in misura allarmante, non solo nella società ma anche nella chiesa. Molti vogliono negare le dottrine che sono i fondamenti stessi della fede. I grandi fatti della creazione presentati dagli autori ispirati, la caduta dell’uomo, l’espiazione, la costante validità della legge, sono tutte dottrine rifiutate dalla maggior parte dei cosiddetti cristiani. Migliaia di persone, che si vantano della loro cultura, considerano come una debolezza credere implicitamente nella Bibbia e prova di maturità cavillare sulle Scritture e rendere astratte le sue verità più importanti. PR 315.1

I cristiani dovrebbero prepararsi per ciò che ben presto si verificherà nel mondo e che potrebbe coglierli alla sprovvista. È necessario uno studio approfondito della Parola di Dio e una vita conforme ai suoi precetti. Le grandi realtà legate all’eternità richiedono qualcosa di più di una religione immaginaria, fatta di parole e di forme, in cui la verità è assente. Dio ci invita a un risveglio e a una riforma. Dal pulpito si dovrebbe sentire la Bibbia e solo la Bibbia. Questa però è stata privata del suo potere e ne è risultato un cedimento nella vita spirituale. Oggi, in molti sermoni, manca quella manifestazione della potenza divina che risveglia la coscienza e dà vita all’anima. Gli uditori non possono dire: “Noi sentivamo come un fuoco nel cuore, quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava la Bibbia!” Luca 24:32. Sono molti coloro che gridano al Dio vivente, desiderosi della sua presenza. È necessario che la Parola di Dio parli al cuore, che coloro che hanno udito solo tradizioni, teorie e massime umane odano la voce di colui che può ridare all’uomo la vita eterna. PR 315.2

Un grande messaggio scaturisce dall’esperienza di vita dei patriarchi e dei profeti. Da Sion, la città di Dio, si odono parole meravigliose. Il Signore desidera che questa testimonianza sia trasmessa anche da coloro che oggi collaborano con lui. Se gli uomini del Vecchio Testamento hanno offerto una testimonianza così straordinaria perché coloro che possono utilizzare le conoscenze acquisite nel corso dei secoli non testimoniano in modo ancora più convincente della potenza della verità? La gloria dei profeti proietta la sua luce nella nostra vita. Con la morte del Figlio di Dio il tipo ha incontrato l’antitipo. Il Cristo è risuscitato proclamando nei confronti della morte: “Io sono la resurrezione e la vita”. Giovanni 11:25. Egli ha inviato il suo Spirito nel mondo per ricordarci tutto ciò che ha detto. Grazie a un miracolo di straordinaria potenza ha ispirato nel corso dei secoli la sua parola scritta. PR 315.3

I riformatori, le cui proteste avevano valso loro il nome di protestanti, ritenevano che Dio li avesse chiamati a diffondere nel mondo il messaggio del Vangelo. Con questa intenzione erano pronti a sacrificare beni, libertà, vita. Nonostante la persecuzione e la morte il Vangelo fu predicato vicino e lontano. La Parola di Dio fu annunciata a tutti, a tutte le classi sociali, ricchi e poveri, piccoli e grandi, dotti e ignoranti e studiata con interesse. In questa ultima fase del gran conflitto saremo fedeli al nostro dovere come i riformatori lo furono al loro? Cfr. Gioele 2:15-17, 12-14. PR 316.1