Profeti e re

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Capitolo 48: “...non per la tua potenza e per la tua forza, ma grazie al mio Spirito”

Immediatamente dopo la visione di Zaccaria relativa a Giosuè e all’angelo, il profeta ricevette un messaggio riguardo a Zorobabele: “L’angelo incaricato di parlarmi venne a scuotermi come si fa con uno che dorme. Mi domandò: — Che cosa vedi? Io risposi: — Vedo un candelabro d’oro, con in cima un recipiente per l’olio. Il candelabro ha sette lucerne e sette beccucci per dare olio a ogni lucerna. Vicino al recipiente ci sono due ulivi, uno a destra e l’altro a sinistra. E domandai all’angelo: — Che cosa significa tutto questo, mio signore? L’angelo mi ordinò di riferire a Zorobabele queste parole del Signore dell’universo: “Tu riuscirai nel tuo sforzo non per la tua potenza e per la tua forza, ma grazie al mio spirito”. E io domandai ancora: — Che cosa rappresentano i due ulivi, uno a destra e l’altro a sinistra del candelabro? Inoltre che cosa sono i due rami d’ulivo accanto ai due tubi d’oro da dove esce l’olio?... Allora mi spiegò: — Essi rappresentano i due uomini consacrati con olio per servire il Signore di tutta la terra”. Zaccaria 4:1-14. PR 298.1

In questa visione i due ulivi che stanno davanti a Dio versano il loro olio nel vaso del candelabro attraverso i tubi d’oro. In questo modo vengono alimentate le lampade del santuario affinché diano una luce brillante e continua. PR 298.2

Così la pienezza della luce, dell’amore e della potenza dell’Eterno è trasmessa al suo popolo affinché possa comunicare ad altri gioia e refrigerio. Essendo stati arricchiti, essi devono arricchire altri con l’inestimabile tesoro dell’amore di Dio. PR 298.3

Nel ricostruire la casa dell’Eterno, Zorobabele aveva avuto molte difficoltà. Fin dall’inizio gli avversari avevano cercato “...di scoraggiare e di intimorire il popolo della Giudea, per far interrompere la costruzione” e avevano costretto “...con la forza delle armi i rimpatriati a interrompere i lavori”. Esdra 4:4, 23. Ma Dio intervenne in favore dei costruttori e, tramite il suo profeta, si rivolse a Zorobabele in questi termini: “E tu, montagna così grande, sarai spianata da Zorobabele. Egli ne estrarrà la pietra che sarà messa in cima al tempio. Allora tutti grideranno: “Quanto è bella. È davvero magnifica!”” Esdra 4:7. PR 298.4

Nel corso della storia del popolo di Dio grandi difficoltà, apparentemente insormontabili, hanno ostacolato coloro che cercavano di attuare il piano divino. Questi contrasti sono permessi dal Signore per provare la nostra fede. Quando siamo in difficoltà, è proprio allora che dobbiamo confidare in Dio e nella potenza del suo Spirito. Una fede vivente implica uno sviluppo della nostra dimensione spirituale e una fiducia irremovibile nel Signore. In questo modo l’animo si apre verso nuove conquiste. Gli ostacoli che Satana pone sul cammino dei credenti svaniranno prima ancora che venga formulata la preghiera del giusto perché le potenze del cielo verranno in suo aiuto. “...Niente sarà impossibile per voi”. Matteo 17:20. PR 299.1

I non credenti intraprendono abitualmente le loro attività con ostentazione e presunzione. Il metodo di Dio, al contrario, trasforma i modesti inizi in gloriosi trionfi della verità e della giustizia. Talvolta permette che i suoi figli provino delusioni e apparenti insuccessi perché imparino così ad affrontare le difficoltà e a superarle. PR 299.2

Spesso gli uomini vacillano di fronte alle perplessità e agli ostacoli che incontrano, ma se conservano ferma e inalterata fino alla fine la loro fiducia, Dio appianerà la loro strada. Il loro successo sarà in funzione delle loro lotte contro le difficoltà. Davanti alla fermezza e alla fede incrollabile di Zorobabele anche le peggiori difficoltà si appianeranno e colui che aveva posto le fondamenta del tempio “...estrarrà la pietra che sarà messa in cima al tempio. Allora tutti grideranno: “Quanto è bella. È davvero magnifica!”” Zaccaria 4:7. PR 299.3

Nessun potere umano potrebbe edificare la chiesa di Dio e neanche distruggerla. La chiesa non è stata fondata sulla roccia della potenza umana ma su Cristo, la rocca dei secoli, per cui “...nemmeno la potenza della morte potrà distruggerla”. Matteo 16:18. La presenza di Dio assicurerà stabilità alla sua chiesa. “Non contate su gente influente; sono uomini, non possono salvarvi...”. Salmi 146:3. “Nella calma e nella fiducia starà la vostra forza!” Isaia 30:15 (Luzzi). La gloriosa opera di Dio, fondata sui princìpi eterni di giustizia, non potrà mai essere annientata. Essa proseguirà con sempre maggior vigore, “...non per la tua potenza e per la tua forza, ma grazie al mio spirito” dice l’Eterno degli eserciti. Zaccaria 4:6. PR 299.4

La promessa: “Zorobabele ha posto le fondamenta del tempio e ne completerà la costruzione” (Zaccaria 4:9) fu adempiuta alla lettera. “In tal modo i capi dei rimpatriati poterono proseguire con successo l’opera di ricostruzione, sostenuti dalla parola del profeta Aggeo e da Zaccaria figlio di Iddo. Finalmente, il ventitre del mese di Adar del sesto anno del regno di Dario, la ricostruzione del tempio fu condotta a termine , secondo la volontà del Dio d’Israele, e gli ordini dei re persiani Ciro, Dario e Artaserse”. Esdra 6:14, 15. Poco dopo, il tempio restaurato fu consacrato: “Tutti gli Israeliti che erano ritornati dall’esilio — gente del popolo, sacerdoti e leviti — celebrarono con gioia la dedicazione del tempio... I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese dell’anno”. Esdra 6:16, 19. PR 299.5

Il secondo tempio non raggiunse lo splendore del primo, né fu santificato da segni visibili della presenza di Dio come il primo. Nessuna manifestazione di potenza sovrannaturale ne caratterizzò la consacrazione, nessuna nube di gloria riempì il nuovo santuario, nessun fuoco scese dal cielo per consumare il sacrificio posto sull’altare. La “Scekinah” non apparve più tra i cherubini nel luogo santissimo; non c’erano né l’arca, né il propiziatorio, né le tavole della testimonianza. Nessun segno dal cielo fece conoscere al sacerdote officiante la volontà dell’Eterno. PR 300.1

Eppure questa era la casa della quale il Signore aveva detto per mezzo del profeta Aggeo: “...lo splendore del nuovo tempio sarà più grande di quello del primo... Farò tremare tutte le nazioni. I loro tesori affluiranno qui, e io ridarò al mio tempio il suo splendore. Lo affermo io, il Signore dell’universo”. Aggeo 2:9, 7. PR 300.2

Per secoli i teologi si sono impegnati a comprendere in che modo si fosse adempiuta la promessa divina fatta ad Aggeo. Nonostante la venuta di Gesù di Nazareth, il “Desiderato da tutte le genti” (Aggeo 2:7, Ricciotti) che santificò con la sua presenza il cortile del tempio, molti fra loro hanno rifiutato con ostinazione di attribuire a questa profezia un significato particolare. Relativamente alle parole pronunciate dal profeta, l’orgoglio e l’incredulità hanno accecato il loro spirito. PR 300.3

Il secondo tempio non fu onorato dalla nube della gloria di Dio, ma dalla presenza stessa di colui nel quale “...abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Colossesi 2:9, Luzzi), da “Dio stesso manifestato nella carne”. 1 Timoteo 3:16 (Luzzi). Grazie al fatto che fu onorato dalla presenza fisica di Cristo durante il suo ministero terreno, il secondo tempio superò in gloria il primo. “Il Desiderato da tutte le genti” entrò effettivamente nel suo tempio quando Gesù di Nazaret insegnò e guarì nei cortili sacri. PR 300.4